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L'arte contemporanea è costituita da due parti: la prima è caratterizzata dai così detti "materiali artistici", la seconda di parole che formano l'elemento vitale ed è quest'ultima che riesce a modificare il significato del materiale usato rendendolo artistico, ma tutto questo fa parte della pittura d'astrazione che viene, da Francis Bacon, ripudiata essendo convinto che il "linguaggio tradizionale", come ama definirlo, non ha più sbocchi avendo esaurito tutte le sue possibilità.
La sua arte è di tipo figurativo, anche se a volte è di difficile interpretazione, portata allo stremo per la sua brutalità ed ambiguità.
Francis Bacon nasce a Dublino nel 1909, ma non ha mai sentito in sé sangue irlandese, per questo motivo si trasferisce a Londra nel 1925, punto d'appoggio per i suoi spostamenti; per poi morire, nel 1992, a Madrid.
Tra i diciassette ed i diciotto anni, Bacon, inizia a disegnare, fare acquerelli e dipingere sia su mobili sia su stoffe, solo in seguito si appropriò della tecnica della pittura ad olio, ma in ogni caso non ebbe mai nessun tipo d'istruzione artistica, era, in sostanza, un autodidatta.
Nell'anno più devastante della seconda guerra mondiale, cioè il 1944, Bacon produce i tre studi per figure ai piedi di una Crocifissione, un raccapricciante trittico che rappresenta creature vagamente antropomorfe, che si contorcono angosciosamente.
Questo trittico è il primo di una serie di crocifissioni, soggetto molto amato da Bacon, che considera la crocifissione come un magnifico supporto a cui appendere "ogni tipo di sentimenti e sensazione".
Benché Bacon fosse un artista apertamente irreligioso, si servì della crocifissione, uno dei soggetti più frequentemente rappresentati nell'arte occidentale, come di un simbolo di qualcosa che va molto al di là dell'evento storico e religioso stesso: le sue opere non vogliono rappresentare l'avvenimento storico, ma vogliono essere archetipi della brutalità del trattamento inflitto da uomini ad altri uomini, od anche ad animali.
Questa concezione fornisce all'artista una forma che gli permette di evadere dal contenuto narrativo e di concentrarsi su un'evocazione emozionale.
Bacon, consapevole del tedio col quale la gente accoglie le elaborazioni tradizionali, realizzò tre opere, che lo portarono al successo, assai innovative, per via della lontananza di queste, dall'arte astratta e dall'arte figurativa di tipo tradizionale: Tre studi per figure ai piedi di una Crocifissione, Figura in un paesaggio e II Studio per una figura.
Con questo trittico, Bacon afferma la sua fama di pittore figurativo inglese di grande rilievo e di spietato cronista della condizione umana.
Quest'opera lasciò sbalordito il pubblico per le sconcertanti figure che propone; infatti Bacon predilige fin da ora rappresentare nei suoi dipinti la condizione umana, attraverso un'analisi spietata fino all'atrocità. Per l'appunto Bacon scrisse: "Šnon c'è tensione in un quadro, se non c'è lotta con l'oggetto; è proprio da questa lotta, che l'oggetto e l'immagine dell'uomo escono sfigurati e distorti".
I personaggi dei quadri di Bacon, sono rappresentati, assai spesso, attraverso un vetro deformante, od un velo di gelatinosa sostanza organica: le bocche si atteggiano ad un urlo, ad un inebetito silenzio, oppure sono deformate in un sogghigno.
Questi soggetti di "disturbo", ritratti disincarnati, quasi privi di volto, immagini di figure urlanti o ghignanti, corpi massacrati, somiglianti a carcasse, ricorrono spesso nelle opere di Bacon, durante gli anni seguenti la seconda guerra mondiale.
Bacon ha scritto: " Vorrei che i miei quadri apparissero come se un essere umano fosse già passato su di essi lasciando una scia di umana presenza e tracce mnemoniche di eventi passati".
Queste parole ci spiegano, forse, perché Bacon si serva molto spesso, come soggetto dei suoi dipinti, d'immagini preesistenti che poi elabora: ad esempio utilizza un quadro altrui (Studio dal Ritratto di Innocenzo X di Velasquez), una fotografia o una sequenza di fotogrammi (Fotogramma dal film di Eizenstein e lo Studio per la Testa Umana).
La tecnica pittorica di Bacon gioca sulla compenetrazione di ordine e disordine, i fondi sono uniformi; mentre le figure sono ottenute con grumi di colore, mescolato direttamente sulla tela, od addirittura lanciato su di essa usando le dita come una fionda: in questo modo le figure rappresentate risultano senza speranza, come i personaggi dei film di Kubrick.
Un esempio significativo di questa tecnica e della sua capacità di rendere la figura umana nella sua disperazione è lo Studio per un Ritratto, eseguito da Bacon nel 1953.
Il quadro propone un uomo ben vestito, probabilmente un uomo d'affari, con un abito convenzionale, giacca e cravatta, che tiene in grembo un libro che, probabilmente, stava leggendo fino ad un attimo prima e tutto questo contrasta nettamente con l'ambiente in cui si trova.
L'uomo si trova seduto per terra, vicino ad una scala che scende nella parte inferiore del locale, su di un corridoio sospeso delineato da una semplice ringhiera di metallo. Dietro ad esso, ai lati, ci sono due pesanti tendaggi (che possono essere anche una pesante velatura atta a dare al dipinto una sensazione più forte d'angoscia e disperazione) che lasciano scoperto un pezzo di muro ricoperto, almeno sembrerebbe, da delle assi di legno; a prima vista sembrerebbe una finestra murata.
La conformazione del locale starebbe ad indicare uno scantinato riarredato od un vecchio magazzino adibito a casa, comunque un ambiente in cui non ci s'aspetterebbe mai di trovare un uomo di quell'aspetto che starebbe meglio in uno studio od in un ufficio.
Il tendaggio, l'assenza di luce, lo sguardo assente dell'individuo, come la sua bocca aperta in un ghigno scheletrico, ci trasmettono un'idea di disperazione, imprimono nella nostra mente una visione sconfortante della condizione umana, connotata dalla solitudine e dalla mancanza di speranza.
La solitudine, e la disperazione appaiono anche in altre tele di Bacon, quali lo Studio per un Nudo Accasciato.
Anche in questo quadro l'uomo è al centro,ma qui lo troviamo completamente nudo, ossia privo d'ogni difesa, contro il mondo esterno, è assolutamente solo e isolato: ciò è evidenziato dalla scatola di vetro che lo imprigiona e gli impedisce ogni contatto col mondo, verso il quale l'uomo è impaurito, come mostra la sua posa rannicchiata, segno di una silenziosa richiesta di protezione, impossibile da trovare tentando, semplicemente, di nascondersi.
Inserendo in fondi uniformi figure ottenute con grumi di colore, Bacon vuole mettere in evidenza il contrasto fra un mondo pensato come razionale, e un corpo pieno di necessità.
Documenta con chiarezza questa tecnica e questa contrapposizione la tela Studio per Figure ai Piedi di un Crocifissione: da un fondo omogeneo, dove il colore arancio è perfettamente stemperato, emerge una figura, forse di donna, contorta, reclinata, resa con colori non amalgamati, stesi sulla tela con vigorose pennellate, od anche con le dita.
Attraverso questa tecnica, Bacon vuole anche mettere in evidenza il contrasto tra un mondo pensato come razionale, e un corpo pieno di necessità (come si può cogliere nei tre studi sulla schiena maschile).
Bacon utilizza assai spesso la forma a trittico, anche se in maniera personale: la figura nel quadro centrale è vista in modo frontale e viene riproposta, nei pannelli di destra e di sinistra, da punti di vista diversi e convergenti verso il centro.
Il persistente uso del formato a trittico, tradizionalmente associato a dipinti religiosi, permette a Bacon di aumentare la disgiunzione narrativa nelle sue opere, attraverso la separazione fisica degli elementi che la comprendevano.
Questo richiamo alle formule della pittura sacra esprime la rinuncia ai valori stessi della trascendenza, infatti egli non vuole che "il contenuto prevalga sul colore".
In questi tre studi sono accostate tre scene, in ognuna delle quali compaiono figure disumanamente torturate; la descrizione pittorica è minuziosa e indugia sulle tonalità del rosso e dell'arancione che rendono le tre tele come coperte di sangue; infatti la crocifissione indicata nel titolo non è quella di Cristo, ma è quella delle creature innocenti, vittime della crudeltà dell'uomo.
Al centro dell'atteggiamento di Bacon verso l'uomo -che costituisce il suo tema costante- c'è la convinzione " che l'uomo si è reso conto di essere un accidente, un essere assolutamente inutile, costretto senza alcuna ragione a portare a termine il gioco della vita".
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