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Marco Basaiti detto anche Baxaiti e Basarini nacque a Venezia nel 1470, egregio pittore italiano che sta a lato a Giovanni Bellini, inchinando un po'più verso Bartolomeo Vivarini; di famiglia probabilmente di origine greca, padre e madre operai non poté proseguire gli studi più del dovuto. Basaiti non girò l'Italia anche per ragioni economiche.
Nei primi quadri primitivi di Marco Basaiti si fa strada il desiderio di pacificar le linee contorte o spezzantisi, di quietare i contrasti di luce e ombra, di spremere un po'di grazia dai corpi tormentati.
Il pittore studia di togliere ogni asprezza ai contorni delle nude salme e di addolcire i lineamenti del volto.
Artisticamente fu soggetto agli influssi più eterogenei. È presumibile un periodo d'apprendistato presso Giovanni Bellini, perché la sua collaborazione è individuabile ripetutamente in quadri di bottega tra il 1490 ed il 1495. Sono riconoscibili anche influssi del Carpaccio nelle opere prima della fine del secolo. In questo periodo il colorismo è robusto, il disegno impacciato.
Nelle sue opere dell'inizio del secolo è avvertibile l'influenza di Leonardo: una superficie atmosferica riveste i quadri e diventa nel passaggio quasi uno sfumato.
Le forme dei corpi già arrotondate, guadagnano ancora plasticità; inoltre esse si rilevano anche rozze. I colori si fanno duri, luminosi ed hanno un che di quasi variopinto. In questo periodo fa capolino il talento ostinato e privo di convenzionalismi dell'artista.
È molto incerta la formazione in campo artistico del Basaiti, poiché un suo dipinto firmato; (SAN. GIROLAMO NELL'ERMITAGGIO) è una copia esatta di Cima da Conegliano, mentre in un'altra tavola (Compianto sul Cristo morto distrutto nel 1945) apparivano tracce di una scritta: "IOANNES BELLINUS".
La sua prima opera certa, il "Ritratto di Giovinetto" firmato e datato 1496, riprende un classico schema antonelliano, mediato tramite Alvise, con la sola rilevante novità della collocazione contro un paesaggio, al modo fiammingo; nemmeno Bellini aveva a quest'epoca ancora tentato esperimenti cosi moderni.
Attorno a questa tavoletta si può riunire un gruppo di altri dipinti; dal "RITRATTO DI GIOVINETTO DI LONDRA" alla "MADONNA COL BAMBINO E DONATORE" firmata, alla "SACRA CONVERSAZIONE" del museo civico di Padova alle "TRE MADONNE di Vaduz, di Berlino e di Londra".
Il "CRISTO MORTO" di Venezia, una reminiscenza del Carpaccio, viene già concepito in senso rinascimentale, teso verso la sintesi e costituisce il primo passo verso la soluzione ai problemi di Hans Holbein del 1521. Con la "MADONNA" della collezione Agliardi e la Santa Conversazione del Fitzwilliam Museum di Cambridge il Basaiti raggiunge il suo apice artistico. La composizione del Compianto di Cristo, a molte figure, interessa l'artista in modo particolare e viene concepita in varie versioni.
Nel 1510 avviene il riconoscimento ufficiale.
Nel periodo successivo la sua tavolozza si fa più smorzata, la sua composizione più convenzionale. Nascono ancora alcuni capolavori, come la seconda redazione della "VOCAZIONE DEI FIGLI DI ZEBEDEO", dipinta come quadretto di devozione privata nel 1515, ora a Vienna; la Santa Conversazione di Urbino, purtroppo in cattivo stato di conservazione ma dai colori particolarmente belli; la Sacra Famiglia del 1519, già presso Bohler.
Restò un intarsiatore valente, giunto, nella "VOCAZIONE DEI FIGLI DI ZEBEDEO" a Vienna, a dare coi suoi legni commessi tutti i più vaghi e splendenti colori.
Sotto l'influenza di Raffaello il ritratto a mezzo busto si amplia, verso la fine del secondo decennio, fino a diventare un monumentale tre quarti di figura. Invece la pala datata 1520 con il S. Giorgio che uccide il drago, risulta stanca e vuota. Le opere dipinte nel terzo decennio non sono indivisibili allo stato attuale delle ricerche.
Nelle sue composizioni il Basaiti è del tutto autonomo. Di particolare finezza è la presentazione del paesaggio. Il suo temperamento meditativo lo porta a conferire ai personaggi ritratti un'espressione di tranquilla armonia. Con l'avanzare degli anni i suoi ritratti guadagnano importanza. I suoi disegni sono di tratto molto delicato e per la loro finezza si pongono degnamente accanto ai paesaggi che egli, quale unico artista dell'orbita belliniana, ha fissato da disegnatore in propri studi dal vero.
Il fondamentale orientamento del Basaiti verso la pittura proto-classica e di cristalline paste cromatiche e di tornite masse figurali della corrente antonelliana capeggiata a Venezia da Alvise Vivarini, appare nei dipinti per lo più collocati nel primo decennio del Cinquecento, come le tavole di S. Marco, S. Antonio Abate e il Cristo morto collocate nella chiesa dÈCertosini delle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Questa tavola (visione di san Pietro) di cui la galleria di Vienna possiede uno schizzo, è firmata Mdx. M. Baxit, oltre che nelle figure di S. Sebastiano e S. Girolamo con cui l'artista completò la pala di S. Ambrogio in trono con Santi della chiesa veneziana dei Frari, iniziata da Alvise Vivarini nel'1503 rimasta incompiuta alla sua morte, mentre la pala dei milanesi sempre hai Frari di Venezia fu terminata dal Basaiti.
Ma questo è un breve periodo per l'artista, infatti, quando Durer arriva a Venezia sul finire del 1505, Basaiti si volta verso una pittura di un emozionalismo anticlassico alla tedesca, come nel "COMPIANTO DI CRISTO".
Ben presto conosce anche la pittura lombarda, come è visibile nel "CRISTO RISORTO" databile 1510.
Nello stesso periodo dipinge anche la sua "PREGHIERA NEL GIARDINO", che si trova nella Chiesa di San Giobbe a Venezia, una che ha assai sofferto, ed è molto lodato da Ridolfi.
Questo attaccamento alla tradizione quattrocentesca non viene meno nel Basaiti anche quando l'ascendenza di Giovanni Bellini prima o poi di Giorgione, lo inducono ad un raffinamento della sensibilità per il colore ed ad una commossa interpretazione della natura reale. Agli inizi di questo momento felice della pittura del Basaiti possono essere collocate la "DEPOSIZIONE" (un'altra "DEPOSIZIONE" si trova nel Friuli con grandi figure e un bel paese; questo dipinto si trova nell'Abbazia di Sesto), della pinacoteca di Monaco e la "VOCAZIONE DEI FIGLI DI ZEBEDEO" datati anch'essi nel 1510, le cui figure di proscenio, limpide e luminose nel loro rigoroso squadro formale, staccano sullo stupendo scenario naturale di colline scoscese e d'acque tranquille, sulle quali si distendono fra l'ambra e la luce gli edifici d'una munita città. Il museo di Berlino ha due quadri del Basaiti. Uno causta di quattro visioni: nella superiore la "MADONNA COL BAMBINO IN SENO", siede davanti ad un tappeto verde; a destra sta'Sant'Anna ed a sinistra Santa Veronica col sudario, ambedue in adorazione; nelle divisioni inferiori nel mezzo si vede San Giovanni il precursore, a destra S. Girolamo a sinistra S. Francesco; lo sfondo è un ricco paese animato da molte piccole figure; anche questo dipinto è su legno e firmato MANUS BASAITI PIUXIT.
Queste esperienze fondamentali inforneranno sempre la sua pittura anche in seguito; ma nel 1510 egli produce anche, per, Sant'Andrea della Certosa, forse, il primo dipinto d'altare 'narrativa'della pittura veneziana, mischiando poi narrazione ed iconicità nella pale per i foscaria San Giobbe. Particolarmente al prima pala, a dispetto della sua locazione decentrata, dovette avere un gran successo se nel 1515 l'artista ne produsse una replica in piccolo formato.
Nel secondo decennio infittiscono le date nella produzione del Basaiti, legata sempre alle tradizionali immagini semidevozionali ed ad una analoga interpretazione del paesaggio, si ritrova, particolarmente affascinante per liricità intesa in alcuni dipinti di questo periodo; quali: il "CRISTO RISORTO" dell'Ambrosiana di Milano, in cui bellissimo è l'effetto atmosferico del castello velato di nubi, la "MADONNA ADORANTE IL BAMBINO" della Galleria nazionale di Washington, così giorgionesca nel verde paese pedemontano, la "Sacra Conversazione" seguendo un'evoluzione comune a molti artisti di cultura tardo-quattrocentesca, egli dilata i piani formali secondo moduli vagamente palmeschi, contemporaneamente addolcendoli e sfumandoli in modi simili al Luini: è la sua particolare interpretazione della classicità.
"L'ORAZIONE SUL MONTE DEGLI ULIVI" del Basaiti è datata 1516 situata nelle Gallerie Veneziane, dove la rigorosa severità della composizione per blocchi architettonici dei Santi ai lati e degli Apostoli e del Cristo al centro, cede a lirica dolcezza nel brano paesistica della collina degradante e dominata dal castello tonito dalla calda luce solare.
Sui modelli di Giambellino il pittore plasma i quattro Santi, tra cui si svolge la scena "dell'ORAZIONE NELL'ORTO" in un desolato paese invernale.
Fino all'ultimo lo scolaro di Alvise serba la tranquillità, la gran cura quattrocentesca con cui l'anno 1520 dipinse il San Giorgio, le barde rosse del destriero, la sella a scacchi, il suolo sparso di scheletri. La modellatura svanisce, fa cinerea negli indeterminati passaggi d'ombra e di luce; e di freddezza s'ammanta per le ombre livide delle carni. Tuttavia attrae ugualmente quel destriero d'argenteo fulgore che scalpita sul mostro fangoso, irto di punte nella spina dorsale e nelle ali di vampiro. È l'opera d'un maestro stanco, o almeno appartenente a una generazione artistica stanca, laborioso, in cerca di meglio. Anche per ultimo, nel San Giorgio, par che intendesse di rendere effetti di atmosfera. Non ebbe slanci, ma molto lavorò per togliersi dalla tetraggine delle prime opere, per schiarire le immagini, per presentarle aggraziate.
Qualche fiammata si avverte nel campo dei ritratti, l'esemplare più alto è il "Ritratto d'uomo" datato 1521 dell'Accademia Carrara di Bergamo, condotti in larghi piani cromatici di smaltea integrità, sono caratterizzati da una singolare immediatezza di presentazione.
L'unico documento noto sulla vita dell'artista è la sua iscrizione nel 1530 (è anche l'anno in cui l'artista muore) alla Fraglia dei pittori veneziani con la quale si qualifica 'figurer'.
Questo pittore veneziano ha una grande maestria nel collegare il terreno alle figure, uno spirito libero ed un'invenzione più felice di quella dello stesso Bellini. Il suo colorito è vivente ma alcunché asciutto; le carni sono d'un bel rosso e le mezze tinte gialle alle volte e non senza grazia. Egli trattava assai naturalmente e con sommo gusto i suoi suddetti. Però il giudizio di Quaudt (Breslavia 1830-1833) per quel che riguardava la bellezza dei lineamenti, il Basaiti era inferiore a Bellini a Carpaccio. Oltre che hai lineamenti Quaudt non gli piacevano i nasi appuntati.
L'ultima opera di questo artista è "IL COMPIANTO SUL CRISTO MORTO" datata 1527, ripete senza più svolgimenti questo dipinto quasi un decennio prima.
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