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L'utilizzazione dei metalli nella scultura risale alla preistoria, più precisamente alla fine dell'era neolitica. Presto, l'uomo preistorico, imparò a riconoscere, dalle pietre che calpestava, quelle da dove poteva ricavare il metallo. La storia della fonderia inzia in questo periodo, esattamente quando l'uomo imparò ad accendere ed utilizzare una delle sue più grandi scoperte: il fuoco. Fu infatti con l'avvento del fuoco che l'uomo preistorico riuscì a trasformare una semplice roccia in lucenti e robusti oggetti di metallo. I primi metalli lavorati dall'uomo sono senza dubbio metalli nativi, come il ferro meteoritico, il rame, l'oro ed il platino. Questi metalli vennero in un primo momento lavorati per martellamento a freddo (a partire dal VII millennio a.C.). Con il graduale abbandono della tecnica del martellamento e con l'adozione dei procedimenti di fusione anche nella statuaria di grandi dimensioni, si può dire che inizi la storia della scultura in metallo come tecnica autonoma e pienamente evoluta.
I metalli, nella civiltà protostoriche, non erano utilizzati per la creazione di oggetti di tipo utilitario e per oggetti di arte applicata, ma avevano già un valore differenziato tra loro e ben presto vennero usati anche come merce di scambio (nasce così il valore dei metalli preziosi che esistono tuttora).
La lavorazione del metallo diventa quindi una delle tecniche più importanti dell'arte plastica soltanto in epoca 'storica'.
Con le conoscenze che si hanno odiernamente sulla preistoria, si può affermare che il solo paese che abbia lavorato in modo costante fin d'allora il metallo in fonderia sia l'Italia.
L'evoluzione dell'arte di estrarre, fondere i metalli ed associarli in leghe segna l'evoluzione stessa della civiltà umana; fu, senz'ombra di dubbio, la più gran vittoria dell'uomo verso la conquista della civilizzazione e della crescita intellettuale che l'ha portato fino ai giorni nostri distinguendosi dagli animali che lo circondavano.
Alla fine del neolitico giunsero in Europa popolazioni la cui economia era prevalentemente basata sulla pastorizia. La cura del bestiame, la necessità di proteggerlo dalle fiere e dai razziatori e l'inevitabile invasione con le mandrie delle terre coltivate dagli agricoltori trasferirono tutto il potere in mano ai maschi e si affermò così un ordinamento sociale di tipo patriarcale. Il carattere bellicoso dei pastori è fra l'altro documentato dalla presenza nelle sepolture di particolari armi, fra le quali le cosiddette asce da combattimento, i pugnali e punte di lance di selce. Mentre in Europa si affermavano le culture con economia prevalentemente pastorale, in Oriente era già stato scoperto il modo di fondere i metalli, è probabilmente a questi pastori che si deve l'introduzione del metallo in Europa.
Attorno all'ottavo millennio a. C. gli uomini, diventati agricoltori e stanziali, scoprono abbastanza presto che alcuni metalli (l'oro ed il rame), reperibili in natura allo stato nativo, ossia non combinati con altri elementi, possono essere ottenuti con relativa facilità. Questi metalli, se adeguatamente riscaldati, possono essere fusi, separati dal materiale inerte con cui sono mischiati ed assumere poi, con una colata guidata, la forma desiderata; il metallo fuso è facilmente colato in stampi di terracotta o di pietra.
I tentativi per stabilire il progressivo estendersi della conoscenza dei metalli preistorici, portano a concludere che l'oro era già universalmente conosciuto durante l'età neolitica. Presso tutte le antiche civiltà, fatta eccezione per la Grecia, l'oro è designato da nomi indigeni: da ciò si può dedurre che anche il metallo stesso non sia stato fatto conoscere da genti straniere. Per quanto riguarda la Grecia, invece, il nome dell'oro è una delle poche parole d'origine forestiera ospitate dal vocabolario greco, mentre gli altri due metalli preziosi, vale a dire l'elettro e l'argento hanno invece dei nomi descrittivi di pura origine greca. Ciò dimostrerebbe quindi che questi due metalli siano stati conosciuti nella Grecia preistorica prima dell'oro e che solo quando lo sviluppo delle tecniche metallurgiche provenienti dall'Asia permise d'avere oro di primo titolo, questo abbia sostituito l'elettro (una lega naturale d'oro e argento, corrispondente approssimativamente all'odierno oro a 750 millesimi) nelle oreficerie importate dall'Oriente. Dato che la sostituzione dell'oro all'elettro non segnava un miglioramento estetico notevole (dal punto di vista dello splendore, l'oro è anzi inferiore all'elettro), i popoli cui erano destinati tali oggetti non sentirono probabilmente il bisogno di creare un nome nuovo per il nuovo metallo prezioso.
Il rame è il primo metallo che si diffuse in Europa ad iniziare dalla seconda metà del terzo millennio avanti Cristo. Oggetti di rame appartenenti all'età preistorica furono ritrovati in Egitto, Caldea, Assiria e America. Esso fu chiamato in seguito dai latini aes come il bronzo e in seguito cuprum come abbreviazione di aes cyprium (ossia 'bronzo di Cipro') per la sua provenienza dall'isola di Cipro.
Del resto, tutta la terminologia antica non fa distinzione tra il rame e le sue leghe. E soltanto in epoca romana, allorchè le leghe bronzee si differenziano realmente dal rame e tra loro, che il termine aes, comune al rame ed al bronzo, comincia ad essere accompagnato da aggettivi che ne precisano la qualità, la composizione e la provenienza.
L'età del rame o età eneolitica durò dalla seconda metà del terzo millenio a.C. fino a circa il 1800 a. C. e rappresentò una fase di transizione nella storia del progresso umano durante la quale le vecchie culture neolitiche vennero travolte dall'arrivo di nuove forme di civiltà, di nuove idee e credenze religiose e da nuove tecniche industriali, alla cui diffusione contribuirono notevolmente i popoli di pastori in continuo movimento. Nelle tombe a grotticella tipica della civiltà protoelladica,che si affermò nel bacino del mediterraneo in tale periodo, si trovano, oltre alle punte silicee di lancia e di freccia, pugnali di rame a coda piatta, monili d'oro, d'argento, di ambra. La presenza delle armi attesta il carattere guerriero delle popolazioni, mentre i monili di vari metalli e la larga distribuzione di questa cultura lasciano pensare che le popolazioni protoelladiche esercitassero il commercio su larga scala.
La scoperta, attorno al terzo millennio a.C. di una nuova lega, il bronzo, che si prestava ottimamente alla formazione di getti per attrezzi adatti per la pace e per la guerra, ha dato luogo a una tale diffusione di questo metallo da dare il nome alla cosiddetta 'età del bronzo', che è fatta tradizionalmente iniziare attorno al 1800 a.C. ed il cui termine varia a seconda delle varie regioni. Il bronzo, ottenuto aggiungendo piccole quantità (fino al 15% ca.) di stagno al rame puro, ha il pregio di essere più duro del rame. Da notare che è errato affermare che i bronzi preistorici offrano una composizione pressochè costante; al contrario l'analisi di monumenti scoperti insieme ed appartenenti alla stessa epoca, hanno rivelato delle composizioni molto diverse a seconda degli usi ai quali gli oggetti erano destinati.
Dal punto di vista delle tecniche di fonderia, l'avvento del bronzo segnò l'inizio dell'utilizzo comune della tecnica della fusione a cera persa, che permetteva tra l'altro di realizzare statue in metallo di grandi dimensioni cave internamente, e quindi di peso cospicuamente inferiore rispetto ad un analogo oggetto realizzato in fusone massiccia.
Nell'età del bronzo ci sono altri materiali che iniziano ad essere fusi ed utilizzati per scopi artistici, quali l'argento ed il piombo. Il piombo fu presto noto all'uomo primitivo forse perchè i prodotti di alterazione della galena, spesso affioranti al cappello dei giacimenti, potevano costituire facile richiamo per un occhio attento. Da tali minerali non è difficile estrarre il piombo per semplice fusione e, poichè l'osservazione di terracotte molto antiche rivela che erano usati per verniciare a fuoco le stoviglie, può darsi che fosse stata questa la via per la quale si è giunti alla scoperta del piombo metallico. Questo metallo è stato usato sin dai tempi preistorici per idoli ed amuleti, come quelli risalenti al III millenio a.C., ritrovati in alcuni scavi archeologici in Asia Minore.
Armi e utensili di pietra, comuni ancora nell'eneolitico, divennero rari durante l'età del bronzo. Durante l'età del bronzo l'Egeo divenne il centro di diffusione della nuova lega nell'Europa sino al Baltico e alle isole britanniche. Gli oggetti di bronzo raggiungevano le varie parti d'Europa attraverso una vasta rete commerciale; nei villaggi di agricoltori e di pastori arrivavano artigiani ambulanti che portavano con sè arnesi e bronzo semilavorato, e commerciavano al tempo stesso in ambra e altri materiali. Oggetti caratteristici dell'età del bronzo sono le asce metalliche con margini rialzati, con alette, con tallone e le asce a cannone.
Alla fine del secondo millennio, la metallurgia si sviluppa fino a ottenere l'acciaio, per cementazione del metallo. L'abbondanza relativa dell'acciaio, nei confronti degli altri metalli, favorisce il suo uso, tanto per le armi quanto per gli oggetti usuali. Il periodo seguente il primo millennio è così denominato come l'età del ferro. Il ferro e le sue leghe mettono a disposizione dell'uomo armi ed utensili ben più efficienti di quelli in pietra o in bronzo; i fabbri diventano così artigiani ricercati, rispettati, temuti e ben pagati.
Per valorizzare il proprio lavoro, ma anche per dimostrare rispetto nei confronti delle forze della natura, i fabbri e gli artigiani di solito custodiscono gelosamente le ricette e le tecniche scoperte e le riservano a pochi e fidati iniziati: passano, così, facilmente per maghi e stregoni potenti, in diretto rapporto con le divinità.
Gli Assiro-Babilonesi, agli inizi dell'epoca storica, impararono a ricavare delle grandi quantità d'argento dalle stesse miniere che davano il piombo (venuto alla luce negli scavi archeologici odierni sotto forma di tubi e lamiere saldate), e divennero i più grandi fabbricanti di oreficerie del mondo antico. Nei monumenti egiziani i geroglifici li menzionano spesso quali fornitori abituali dei templi e della reggia, ed iscrizioni anteriori al secondo millennio fanno già menzione di almeno una dozzina di statue, di cui una in oro e le altre in argento, erette in diversi santuari.
Gli Egizi invece non disponevano di miniere d'argento, ed ottenevano l'argento come prodotto secondario dell'estrazione dell'oro dall'elettro. Mentre le loro iscrizioni accennano frequentemente a grandi quantità di oro e di elettro allo stato greggio provenienti dalle miniere dei Monti Arabici, in pochissimi casi è citato l'argento, portato sulle rive del Nilo dagli Assiri, quasi sempre sotto forma di vasi o di altri oggetti di lusso. Gli antichi sumeri chiamarono l'argento 'il metallo splendente', adoperando lo stesso ideogramma che indicava i nomi del sole e del giorno. Nella scrittura egizia a caratteri geroglifici l'argento è presentato come una varietà bianca dell'oro ed il suo antico nome egiziano ha come significato 'chiaro, brillante'. Per inciso, molti secoli più tardi gli alchimisti diedero all'argento il nome ed il simbolo della Luna, Diana e molti altri nomi di impiego più limitato. Nei monumenti egiziani si trova inoltre il piombo, in fili intrecciati in cornici di specchi, e colato sul vetro in superfici speculari.
Anche presso gli Israeliti la metallurgia dell'argento doveva essere molto sviluppata poichè, nella Bibbia, i libri di Salomone e Giobbe ne citano i particolari, anche se con termini che oggi non sarebbero di comprensione generale. Nei poemi di Omero e di Esiodo si ricorda sovente l'argento impiegato in lavori massicci come scudi, impugnature e foderi di spade.
La Bibbia ricorda inoltre che ai tempi di Re Salomone (I millennio a.C) si ebbe una straordinaria abbondanza d'argento in seguito alle fortunate spediz¹oni organizzate da Salomone in società coi Fenici nell'Occidente, che portarono alla scoperta delle miniere spagnole. L'abbondanza della produzione iniziale di queste miniere fu tale da far perdere a questo metallo gran parte del suo antico valore, originariamente poco al disotto di quello dell'oro. A titolo di aneddoto, si narra che i naviganti fenici, per utilizzare completamente la portata dei loro vascelli, abbandonassero sul fondo del porto le loro àncore di piombo sostituendole con blocchi d'argento.
Contrariamente a quanto avveniva nell'Oriente, in Grecia ed in Italia non vi fu una grande abbondanza di metalli preziosi nell'era antica e, con ragione, Erodoto poteva dire che 'la Grecia ebbe sempre per compagna la povertà'.
Già ai tempi omerici si usava offrire oggetti d'oro agli altari e questa usanza si perpetuò nella Grecia dell'età classica.
La santità del luogo, che grazie alla superstizione poneva queste ricchezze relativamente al sicuro, indusse vari Stati della Grecia e molte colonie a costruire il loro tesoro pubblico presso il santuario, depositandovi i metalli preziosi come in una banca.
Le maggiori quantità d'oro venute in possesso dei Greci furono rappresentate dalle prede di guerra; per quanto riguarda l'oro estratto (inizialmente da depositi alluvionali nei letti dei fiumi), esso proveniva ai Greci dalle regioni poste ai confini della penisola, dalla Macedonia e dalla Tracia. La regione più ricca in oro era la Lidia, che nei tempi più antichi, fu la patria classica dell'elettro.
In Grecia l'argento tenne sempre il primo posto fra i metalli nobili di produzione nazionale. Le loro miniere furono in seguito oscurate dall'abbondante produzione dei giacimenti del Laurium, la cui attività si iniziò nei primi anni del Vl secolo e raggiunse il suo massimo splendore dopo la scoperta, avvenuta nel 483, dei giacimenti del distretto di Maronea. Atene che possedeva queste fonti inesauribili del prezioso metallo, dovette ad esse gran parte della sua preminenza finanziaria e politica. Nel contempo le colonie greche attingevano alle miniere d'argento della Andalusia.
A Roma l'argento vedeva un primo uso numismatico soltanto nell'anno 485 dalla fondazione della città, cinque anni avanti la prima guerra Punica. Plinio dice che il popolo romano impose sempre ai vinti tributi in argento e mai in oro. I Romani aprirono molte nuove miniere d'argento ma il maggiore incremento nella produzione di questo metallo si verificò tra il X e il XVI secolo con la valorizzazione di ricchissimi giacimenti nella Sassonia, in Boemia, in Ungheria, in Francia e nell'Inghilterra. In Grecia ed a Roma era frequente l'uso dei tetti di piombo, specialmente per le costruzioni monumentali, come il Pantheon. Il piombo fu anche usato, come lo è tuttora, per le navi. I Romani, chiamarono il piombo plumbum nigrum ('Piombo nero') per distinguerlo dal plumbum candidum ('piombo bianco'), ossia lo stagno. Il piombo veniva estratto dalle miniere della Sardegna, Spagna e Gallia, ed impiegato,oltre che nelle costruzioni, anche per fare monete e specialmente per formare scudi decorativi e medaglioni, che poi si arricchivano con la sovrapposizione di una lamina d'oro. L'impiego più vasto del piombo in epoca romana fu però quello per tubi da condutture d'acqua. Per ottenere un piombo più duro del metallo ordinario si usava, già allora, aggiungere al piombo 1-2% di antimonio. Per la saldatura si ricorreva alla lega dei saldatori, composta di piombo e stagno e ottenuta fondendo i minerali di piombo con la cassiterite.
Durante le invasioni barbariche non si può più parlare di artisti del bronzo ma di semplici operai, con le nuove ere decaddero molto le arti della fusione; tale decadimento continuò anche durante il Medio Evo, quando i segreti delle tecniche fusorie vennero gelosamente custoditi all'interno dei monasteri. Occorre aspettare il Rinascimento per avere una ripresa delle fusioni artistiche, anzi, più che di una ripresa si può parlare di vera e propria rifioritura: è infatti proprio in questo periodo che si possono trovare i maggiori artisti dell'arte fusoria, tra cui il Ghiberti, Donatello, Verrocchio, Leonardo e Cellini.
La prima particolareggiata descrizione del processo di fusione in bronzo è nel 'De Sculptura' del Gaurico. L'espressione, tuttora usata, di fusione in bronzo si diffonde solmo nel XIX secolo; il Guarico adopera i termini fusoria e chimice; molti altri usano i termini di getto o gettare. Cellini, nel 'Trattato della scultura', dedica alla fusione il terzo capitolo e ne fa una descrizione assai precisa e vivace, in cui si riflette la personale esperienza dell'artista.Più essenziale e precisa è la descrizione che Vasari fa nell''Introduzione alle tre Arti della Scultura', trattato importante storicamente per la sua chiarezza descrittiva, che raccoglie e tramanda elementi e notizie della tradizione operativa.
Con la scoperta dell'America (1492), e specialmente in seguito alla conquista del Messico e del Perù, in poco più di un secolo si decuplicò la produzione dell'argento, che dai circa 45.000 kg all'anno del 1400, salì ai 420.OOO Kg/anno nel 1600, Nelle 'Nuove Indie' i metallieri spagnoli rinnovarono profondamente la tecnica dell'estrazione dell'argento applicando un nuovo metodo, ideato perfezionando procedimenti molto antichi nei quali il mercurio già interveniva come solvente dell'argento e dell'oro.
La produzione dell'argento continuò a crescere sino agli inizi di questo secolo, quando nel 1911 raggiunse il massimo con 7.906.000 kgr. Attualmente un terzo della produzione mondiale d'argento spetta ancora al Messico, un terzo agli Stati Uniti ed il rimanente agli altri paesi.
Dopo la seconda guerra mondiale, in seguito ai vari fenomeni d'inflazione, l'uso monetario dell'argento è stato abbandonato tranne che in pochissimi paesi (Svizzera).
Nella storia della scultura si può notare un certo ritardo della scultura in metallo a confronto con quell'eseguita con materie prime come la pietra, il legno e l'argilla, ma questo ritardo dipende solo dal fatto che la conoscenza e l'utilizzazione dei metalli avvenne in un'epoca relativamente recente, rispetto agli altri materiali, comunque anche in seguito la complessità della tecnica metallurgica, unita alla particolare difficoltà della rappresentazione artistica, ostacolò a lungo l'impiego dei metalli in scultura.
Anche se la diffusione della scultura in metallo potè essere a lungo ostacolata da ragioni di natura strettamente tecnica, ad un certo punto si verificò il fenomeno opposto, cioè che alcune innovazioni tecniche non avessero conseguenze immediate sul piano artistico, ma fossero utilizzate in scultura con considerevole ritardo
Le tecniche di ribattitura e di saldatura iniziano a diffondersi; nel 1801 è inventata la fiamma ossidrica; nel 1825 è scoperto l'alluminio, e nell'ultima parte del secolo si ha il rifiorire della lavorazione dello zinco, che sebbene noto fin dall'antichità nelle sue leghe (ottone, oricalco), è però utilizzato allo stato puro solo da poco più di un secolo, da quando cioè venne scoperta la sua facile laminabilità a caldo (100 -150 ¡C).
La fine dell'Ottocento segna inoltre il trionfo del bronzo e della cesellatura.
Oggi esistono delle maestranze abilissime nel campo della fusione in cera perduta. Disgraziatamente, però, si tratta di ottimi artigiani e non più di artisti che lavorano direttamente il bronzo. La figura dell'artista-fonditore non esiste più, scissa in due individui distinti: lo scultore, il quale pensa l'opera, la modella, e la crea, ed il fonditore esperto, capace di ottenere nel bronzo persino l'impronta digitale lasciata nell'argilla dello scultore.
Questa divisione dei compiti, prima assolti da un solo individuo 'scultore-fonditore' ha fatto si che non si abbiano più opere bronzee di grande valore artistico e perfino i più grandi artisti moderni ci hanno lasciato stupendi pezzi di scultura gettati nel bronzo da virtuosi della fonderia, senza che questi pezzi possano dare però l'unità 'forma-materia'.
Questo stato di cose non sembra tendere a modificarsi in Europa, anzi la fonderia d'arte, intese come mestiere, accenna piuttosto ad assotigliare le file dei suoi lavoranti, perchè fonderie è sininimo di fatica e di poco guadagno e, inoltre, a costi così elevati che sempre meno scultori possono concedersi il lusso di una fusione.
Per gli Stati Uniti d'America la questione è diversa e, anche se non vi sono molti fonditori d'arte professionisti, vi sono moltissimi giovani scultori che, usufruendo di borse di studio, studiano le tecniche fusorie nelle nostre scuole poi, tornati a casa, insegnano 'scultura in metallo'. I risultati che ottengono sono già più che promettenti tanto che, è facilmente prevedibile, fra pochissimo tempo saranno totalmente indipendenti dall'Europa per quanto riguarda la produzione fusoria, prendendo una posizione preminente in questo campo.
Il fatto che la tecnica della scultura in metallo non abbia subito nel tempo importanti modificazioni, non vuol dire senz'altro che si tratti di una tecnica conservatrice. Dato che presuppone la preparazione di una matrice e consente la riproduzione in serie, la tecnica della fusione presenta anzi un carattere precocemente industriale.
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