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L'arte contemporanea è costituita da due parti: la prima è caratterizzata dai così detti "materiali artistici"; la seconda di parole che formano l'elemento vitale. È quest'ultimo che riesce a modificare il significato del materiale usato rendendolo artistico.
È grazie a questa seconda parte che riusciamo a situare Barnett Newman nelle profondità "dell'espressionismo astratto", invece che in una qualsisia altra corrente artistica.
Quest'artista era famoso per la sua mania di annullare il colore, per questo il genere di pittura da lui effettuata veniva chiamata col nome di "campo di colore" ed i colori da lui privilegiati erano i primari; infatti ha creato tre quadri intitolati "Chi ha paura di rosso, giallo e blu?"
Egli nasce a New York nell'anno 1905. Inizia i suoi studi artistici alla "Art Students League" (lega degli studenti d'arte) dal 1922 al 1926. L'anno seguente si diploma alla "Bachelor of Art al City College" di New York. Negli anni 40 fu scoperto e lanciato, nel mondo dell'arte dal critico Clement Greenberg.
Insieme a Pollock ed ad altri artisti fonda nel '48 una scuola artistica a New York. Questa scuola serviva e serve tutt'ora ai giovani artisti per comunicare le idee di libertà pittorica. Dalla scuola si sviluppa il Club "Studio 35" dove gli artisti si riunivano settimanalmente per discutere di vari argomenti, come l'arte e la magia, l'artista e la comunicazione oppure l'espressionismo astratto. Questi artisti sono legati da un'idea di base, ma questo non gli impedisce d'avere dei risultati profondamente diversi.
Gli artisti americani di quest'epoca non tengono più conto, del contenuto della forma, come si è visto nella tradizione.
Questo cambiamento è stato determinato dall'importanza assoluta che danno alla superficie pittorica, come campo. Per questo motivo l'artista comunica direttamente a colui che guarda l'opera, riducendo l'importanza del supporto.
Gli europei sono legati dal loro passato, del mondo materiale, mentre gli americani partono da una idea nuova senza nessun legame con il passato; infatti, gli americani utilizzano il caos della fantasia e del sentimento puro, che non é, però, ne qualcosa di vivo, ne reale e neppure matematico, in questo modo riescono a trarre una loro realtà emozionale.
Newman rifiutava di creare un'arte che mirasse ad esortare l'occhio dell'osservatore, il suo intento era quello di obbligare lo spazio libero, cioè il vuoto, a rivelare il suo segreto, a volte costringendolo a farlo gridare.
L'artista credeva nel tema metafisico da lui creato presumendo che se riduceva, al minimo possibile, la sua espressività sarebbe riuscito a far prevalere i mezzi che usava; per questi motivi semplificava il modo in cui trattava le superfici finendo a sfiorare l'informalità, questa semplicità è indispensabile essendoci un'assoluta mancanza di qualità.
Questo proponimento di un'arte metafisica avrebbe perduto di valore se Newman non riusciva a mutare la precedente arte ai suoi scopi, rivoluzionandola con tele di dimensioni sempre più particolari.
Questa trasformazione è rinforzata dalla convinzione di Newman, che i paesaggi si potevano semplificare in pochi tratti, bastava dipingere un quadrato su un altro quadrato; per questo non accettava le idee dei "puristi", come Kandinsky e Mondrain, visto che secondo loro l'arte doveva essere composta da forme geometriche che equivalevano agli oggetti che volevano descrivere. Egli cercava di creare "un mondo veramente astratto", pretendendo un'arte libera a dispetto da quella precedente; preferendo evitare le immagini già esistenti per ricominciare la loro corsa artistica dal principio, cioè dal CAOS.
Il "caos", di quel determinato periodo artistico, era il principio di un gesto creativo plasmato sul libro della Genesi riuscendo a manifestarsi, trapassando la propria bramosia di esso cercando di ignorare gli stereotipi e simulacri, egli, perciò, cercava di rifarsi al suo patrimonio rabbino. Per questi motivi le sue opere possono essere considerate come i primi lavori religiosi ebrei; su questo tema Newman ha creato una serie di dipinti realizzati su tele triangolari, essendo il triangolo la forma geometrica stilizzata che, per gli ebrei, sta ad indicare "l'occhio di Dio", proclamando, in tal modo, il suo credo nella Creazione.
Questo tipo di pensiero è un atto metafisico, mentre i pittori europei ci conducono alla loro pittura astratta attraverso la semplificazione dell'immagine; come, ad esempio, i cubisti.
Newman parte con la pittura cubista, ponendo però, un'idea contro tutto ciò che ricorda la materia o la natura. Per Newman anche le forme geometriche fanno parte della natura, ad esempio un triangolo oppure un cerchio ne fanno parte, esattamente come un albero; perché entrambi hanno degli elementi precisi, per cui si fanno riconoscere.
Per Barnett Newman le forme geometriche erano "cose vive, veicoli per un pensiero complesso, astratto portatori di sentimenti grandiosi", per questi motivi la forma astratta diventava qualcosa di reale.
L'artista può essere ricondotto più vicino all'Action Painters più che all'astrattismo o al minimalismo. Egli onorava l'evento del "sublime" come celebrazione dell'ignoto, evitando di improntare la sua pittura con forme geometriche (quadrati o rettangoli) come hanno già fatto in precedenza alcuni pittori come Mondrian e Rothko. La sua tela è suddivisa, grazie alla striscia di colore, in due parti in questo modo non serve più, come abbiamo visto nei precedenti stili, altri elementi figurativi per realizzare l'opera. Per queste motivazioni i rettangoli di quest'artista sono i più semplici, i più neutrali ed i meno impegnativi per l'occhio.
I puristi come Mondrian non negano la natura, ma affermano di dipingere la natura più vera.
L'artista europeo trascende i suoi oggetti per creare un mondo spirituale e la stessa cosa succede agli americani, essi trascendono il loro mondo astratto per creare la loro realtà. Gli artisti americani, grazie a questa concezione evocano il loro mondo d'emozioni e fantasia attraverso dei segni personali senza nessun appoggio di forma conosciuta.
Secondo Newman bisogna riuscire a tenere in scacco la natura; essa è priva di qualità ed esclude la confusione emotiva, e si definisce grazie all'austera realizzazione di una misura quantitativa: dimensione, proporzioni, molteplicità singolarità, mutismo e splendore.
Per quest'artista la cosa più importante era di riuscire a far uscire la propria arte dalla storia (cioè dalla classicità creando una nuova tendenza) che cercava di travolgerlo e condurlo con se come un fiume in piena. La creazione delle idee era continua ed il semplice atto di dipingere era l'unico modo che conosceva per riuscire ad andare oltre, ad evolversi verso una realizzazione senza parole che lui chiamava "timore e sublime".
La sua pittura poneva allo spettatore una nuova visione del quadro, l'occhio meno impegnato dal movimento del colore suscita in lui una forza d'esaltazione o privo di significato. Questi tipi d'emozioni diedero all'artista la certezza di aver raggiunto ciò che si era prefisso.
L'opera da me scelta è stata realizzata nel 1948 ed è intitolata Onement 1 di dimensioni 68,58 x 40,64 cm; il numero sta ad indicare che ci sono diverse opere con lo stesso nome.
Sicuramente Newman, non era soddisfatto del lavoro finito, per questo crea delle versioni differenti, nel colore e nella dimensione.
L'opera ha una stesura uniforme di colore rosso; in centro è situata una linea verticale dal contorno imperfetto di colore più chiaro tendente all'arancione che spacca la tela in due parti. Questa striscia folgora il campo pittorico, dando un dinamismo al colore mosso da una vibrazione particolare, ottenuta dai contrasti di colore, e dalla luce propria; data anche da un rapporto strutturale tra la tela e la stesura.Secondo me la striscia che Newman ripropone in tutte le sue opere, ha un significato ben preciso, come se l'immagine che lui vuole rappresentare è intrinseca a se stessa.
Secondo l'attuale concezione d'arte la striscia non è altro che un segno che serve all'artista, in questo caso Newman, per rappresentare un'immagine o un'emozione, o una scena ben definita, oppure tutt'insieme.
Ovviamente il suo significato lo sa soltanto il pittore, tutti gli altri possono semplicemente cercare di capire od immaginare il suo significato. Io in Onement 1 sono riuscita solo a percepire quello che Newman ha cercato di rappresentare e questa sensazione mi provoca una forte vibrazione interiore; come se guardando l'opera potessi immergermi all'interno di essa dandomi in questo modo, una sensazione di libertà e di grandezza.
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