SpaceCraft Dionisio

LA BIBBIA

UNA MINIERA D'IDEE PER GLI SCENEGGIATORI

a cura del Sovrintendente



 

È indubbio che la letteratura, in generale, ha fornito materiale per radio, cinema, televisione e, più recentemente, anche CD-Rom ed internet, fin dalla loro nascita; del romanzo popolare, poi, è praticamente impossibile contare le trasposizioni cinematografiche e televisive.
Ma cosa s'intende per romanzo popolare? Questo genere letterario vide ufficialmente la luce agli inizi dell'Ottocento, con caratteristiche del tutto particolari: la pubblicazione a puntate e l'amplissimo pubblico a cui era destinato1, a differenza del romanzo colto, destinato ad una èlite di persone acculturate, imponevano regole precise come, innanzi tutto, la creazione di un clima di suspense tra un episodio e l'altro che suscitasse nel lettore il desiderio di conoscere il seguito della storia. Particolarmente in Francia il fenomeno del romanzo d'appendice (così era chiamato il romanzo pubblicato sui quotidiani) assunse proporzioni vistose con le opere di Eugène Sue (1804-1857), di Xavier de Montepin (1823-1902), di Octave Feuillet (1821-1891), per ricordare solo alcuni degli scrittori di maggior successo in questo genere. Con la nascita del cinema2 e delle trasmissioni radiofoniche3, i romanzi popolari divennero ben presto fonte inesauribile d'ispirazione per le storie narrate dai nuovi media.
Però, sfogliando un libro di storia degli audiovisivi od anche, più semplicemente, un qualsiasi dizionario cinematografico ci si può rendere conto che il libro più, per così dire, sfruttato nella storia degli audiovisivi non è un romanzo, bensì la Bibbia4!
Partendo da questi presupposti, la prima domanda che ci poniamo in questo scritto è la seguente: è possibile considerare la Bibbia, testo sacro sia per la religione Giudaica sia per quella Cristiana5 - in tutte le sue Confessioni -, letteratura?
Sì, sicuramente è possibile: la Bibbia è un caso esemplare d'Opera fondamentale del patrimonio spirituale e poetico dell'umanità a cui tuttavia non può essere attribuito un autore.
Ipertesto ante litteram, la sua costituzione scaturisce da una selezione (da una scelta) e dalla rielaborazione tardiva di un gran numero di testi eterogenei, redatti in epoche diverse. L'origine di questi testi può essere ritrovata in antiche tradizioni orali del popolo ebraico (la Genesi, l'Esodo), ma anche in influssi della civiltà mesopotamica od egizia (alcune parti della Genesi, i Libri sapienzali), nella violenta reazione morale ad una certa attualità politica o religiosa (Libri profetici), in una fioritura poetica o lirica (Salmi, Cantico dei cantici), in una volontà di codificazione legislativa e rituale (Levitico) o di conservazione di una memoria storica (Cronache ecc). Si considera tuttavia, a giusto titolo, la Bibbia un'Opera, portatrice di un messaggio religioso complesso e di tutto un universale culturale.
Un'altra domanda fondamentale è: si può considerare la Bibbia un romanzo popolare?
A questa domanda risponde, a nostro avviso, la definizione data da Umberto Eco di romanzo popolare6:
«(...) Non potendo essere rivoluzionario perch´ deve essere consolatorio, il romanzo popolare è costretto ad insegnare che, se esistono delle contraddizioni sociali, esistono forze che possono sanarle. Ora queste forze non possono essere quelle popolari, perch´ il popolo non ha potere, e se lo prende abbiamo la rivoluzione e quindi la crisi. I risanatori devono appartenere alla classe egemone. Poich´, come classe egemone, non avrebbero interesse a risanare le contraddizioni, devono appartenere ad una schiatta di giustizieri che intravedono una giustizia più ampia e armonica. Poich´ la società non riconosce il loro bisogno di giustizia e non capirebbe il loro disegno, essi debbono perseguirlo contro la società e contro le leggi. Per poterlo fare devono essere dotati di qualità eccezionali e avere forza carismatica che legittimi la loro decisione apparentemente eccessiva. Ecco la generazione del superuomo.»
A questi requisiti rispondono, chi più chi meno, tutti gli episodi più sfruttati, a scopo d'intrattenimento, della Bibbia ed i suoi eroi (da Adamo a Cristo), rispondono perfettamente ai canoni dell'eroe popolare, perch´ l'eroe popolare non è semplicemente l'eroe della mitologia, chi:
«(...) s'avventura oltre il mondo del quotidiano, in una regione di meraviglie soprannaturali, dove s'imbatte in potenze favolose e vince una battaglia decisiva, dopodich´ torna da questa misteriosa avventura recando in s´ il potere di fare del bene agli altri uomini.»
(Joseph Campbell, 1949)7.
No, l'eroe popolare è una leggenda vivente, la sua lotta non è un'allegoria del rifugiarsi nella psiche, bensì ha luogo nel "mondo del quotidiano", o perlomeno in una sua versione idealizzata.
Essendo il libro più venduto di tutti i tempi, la Bibbia ha conosciuto, ovviamente, un numero infinito di varianti: dalle traduzioni in tutte le lingue conosciute alle edizioni illustrate dai più celebri pittori, dalle versioni a fumetti pensate per i bambini sino alle riduzioni radiofoniche, cinematografiche e televisive interpretate dalle megastar dello schermo; n'esiste anche una versione fotoromanzo realizzata interamente utilizzando i personaggi ed i mattoncini colorati della Lego, intitolata The Brick Testament - II Testamento del mattone - partorita dalla fantasia dell'artista Brendan Powel Smith, che si fregia del titolo di Reverendo, pur non avendo mai ricevuto l'investitura sacerdotale da alcuna confessione religiosa. Smith ha ricreato oltre 50 delle storie narrate nella Bibbia, fotografandole con una camera digitale e disponendole on-line rispettando le suddivisioni in libri: Genesi, Esodo, Atti degli Apostoli, Vangeli e così via. Ogni immagine è accompagnata dalla citazione di versetti e, talvolta, da fumetti esplicativi. Il Reverendo ha anche aggiunto un'indicazione nella quale è specificato se gli episodi rappresentati contengono scene di violenza, sesso e nudità, riproducendo ironicamente una modalità diffusa sui giornali americani e su diversi siti internet per mettere in guardia i genitori sui possibili contenuti scandalistici di certi spettacoli.
Le vie della Bibbia e quelle del cinema s'incontrano per la prima volta non nelle tante Passioni dell'epoca del muto (sorte soprattutto in Francia, nel tentativo di "nobilitare" con una materia elevata un'arte ritenuta attrazione da baraccone, piena di complessi d'inferiorità nei confronti del teatro) o nei kolossal hollywoodiani, ma, forse, in due pagine della Bibbia stessa, quando Dio mostra a Mosè il paese in cui non farà in tempo ad arrivare e gli dispiega dall'alto del monte un vero e proprio film (Deuteronomio 34) e quando il diavolo tenta Gesù mostrandogli: «(...) tutti i regni del mondo» (Matteo 4)8. In questi testi la parola scritta cerca l'alleanza della visione, dello sguardo panoramico su una realtà da conoscere con gli occhi.
Nella Bibbia un l'intero libro dell'Esodo è dedicato al racconto del viaggio compiuto dagli Ebrei sotto la guida di Mosè per sfuggire dalla schiavitù in Egitto e raggiungere la terra promessa. Questo solenne modello ha influenzato profondamente la nostra cultura e ha arricchito il tema del viaggio di significati e simbologie straordinariamente interessanti.
In esso il viaggio si configura generalmente come passaggio (catarsi) da una condizione negativa ad una positiva. L'elemento fondamentale del viaggio è l'avventura, l'incontro con qualcosa d'ignoto, di pericoloso, di misterioso. In epoca moderna si è aggiunta una dimensione nuova: il gusto dell'esplorazione. Le opere letterarie non raccontano un percorso verso una meta prefissata, ma una ricerca "aperta", un percorso di cui non si conosce la meta e che - in alcuni casi - non arriva da nessuna parte. Mentre per gli antichi il viaggio rappresentava una dura esperienza, necessaria per raggiungere una condizione di felicità che coincide con la quiete, vale a dire con la permanenza in un posto, per i moderni il viaggio è apprezzabile in quanto tale, è una dimensione del vivere, è diventato gusto per l'esplorazione, gusto per l'evasione, la ricerca del nuovo, dell'esotico, l'incontro con l'ignoto, l'incontro con se stessi.
Nella Bibbia, questo percorso si compie con una serie d'avventure, di peripezie che mettono alla prova le capacità dell'eroe protagonista9. È interessante constatare quali siano le qualità dell'eroe biblico: la fede e l'energia, l'astuzia e l'intelligenza, la perseveranza, la fiducia e l'amore, in pratica le caratteristiche di tutti gli eroi - o eroine - di ogni romanzo popolare che si rispetti, da D'Artagnan a Sandokan, da Don Chisciotte a Renzo Tramaglino10, dalla baronessa Laura di Carini a Scarlett O'Hara.
Biblisti, saggisti, critici cinematografici e docenti di Storia e critica del cinema, ma anche professionisti dell'agire cinematografico e televisivo, sono partiti da presupposti diversi ed hanno indagato in quale modo un materiale che è nelle coscienze di tutti, o quasi, almeno nella tradizione occidentale, rappresenta o lo spunto per dei film o il retroterra inevitabile con cui confrontarsi.
Tali dinamiche sono, in effetti, molto diverse fra loro: altra cosa è prendere l'idea dal testo biblico, come avveniva per le già citate passioni, per le riduzioni radiofoniche e i telefilm, di vecchia o recente produzione, oppure andando ad interpretare la stessa cultura occidentale che già si era rifatta a testi biblici (paradigmatico il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, che legge Cristo attraverso le parole bibliche, ma anche attraverso la tradizione pittorica italiana e le musiche sacre, da Bach agli spiritual); altra cosa è inserire qua e là il riferimento ad una cultura. Nell'ambito dei riferimenti, il terreno più ricco è quello del western11: la cultura puritana, l'idea della frontiera da raggiungere, di un paese da fondare in base ad un patto che riecheggia quello di Dio con il suo popolo può affiorare anche se si parla di ladri di cavalli o di banditi.
Insomma, se la Bibbia, come dice Godard, parigino-ginevrino e calvinista per formazione, è la più nota delle sceneggiature (e Claudio G. Fava la definiva scherzosamente una sorta di "Siae infinita"), secondo gli interessi d'autori e sceneggiatori essa diventa punto di riferimento formativo o anche, semplicemente, pretesto per parlare di come vivono gli uomini pur mantenendo alto il livello dell'audience.
Sì, perch´ la Bibbia - e la religione in genere - fa audience.
Perch´? Forse perch´ le storie narrate hanno - anche per chi è credente - un sapore di mito che intriga ed affascina da sempre le platee, specie quelle popolari.
Si noti bene: mito e non favola.
Il mito si distingue dalla favola non per i contenuti, ma per il diverso atteggiamento della società nei suoi confronti: si ha la favola quando un racconto è presentato come opera di pura fantasia, il mito quando esso assume un carattere sacrale e richiede un'adesione di fede. Il mito è innanzi tutto verità o, perlomeno, parte da un presupposto di verità.
I miti di una determinata cultura tendono ad organizzarsi in cicli, legati ad esempio ad una determinata ragione o gravitanti attorno ad una figura divina o eroica. In ambiente sacerdotale si rielaborano o si creano miti a carattere parafilosofico, destinati ad interpretare con maggiore o minore sistematicità la struttura e l'origine dell'universo, dell'uomo.
La scuola sociologica pone l'accento sul carattere funzionale del mito, che nasce come una spiegazione e giustificazione dei fatti sociali. L'origine, la funzione ed il valore di verità del mito sono stati variamente interpretati nella storia della filosofia occidentale.
Il maggior esponente nell'ambito della cosiddetta scienza del mito o della mitologia è C. Levi-Strauss, con la sua opera Mitologica, in cui analizza un immenso corpus di miti e da cui trasse la conclusione che il mito è una categoria fondamentale od originale dello spirito, alla quale corrisponde un pensiero astratto e logico: il pensiero mitico.
D'intriganti racconti e figure mitiche nella Bibbia - specie nell'Antico Testamento - ce ne sono a iosa12. Che dire, ad esempio, del mito di Sansone, la cui forza risiedeva... nei capelli! O di Abramo che, secondo la tradizione, scoprì l'esistenza di Dio, cioè di una divinità ultraterrena unica e inscindibile, alla tenerissima età di tre anni. Per ordine del Creatore, all'età di settantacinque anni Abramo lasciò la casa paterna per trasferirsi in una terra lontana, la Terra Promessa: un viaggio avventuroso e disagiato (all'epoca si viaggiava prevalentemente a piedi) che, vista l'età del viaggiatore, lascia quantomeno stupiti ed ammirati. Uguale stupore si prova leggendo che Sara, moglie di Abramo, concepì il figlio Isacco all'età di novant'anni dal marito centenario!
L'innocente e sensuale Salomè, esecutrice della voluttuosa danza dei sette veli, è figura ben nota a tutti e, prima che se ne appropriasse il cinema, nel 1893 è approdata al teatro per mano di Oscar Wilde13.
La leggendaria saggezza di Salomone, che rischiò di venire meno per colpa della bella Regina di Saba, è un racconto molto stuzzicante, che il cinema non ha certo dimenticato, ma, tralasciando la figura di Cristo che da sempre occupa un posto preminente nella fiction, il personaggio le cui gesta hanno maggiormente polarizzato l'attenzione è stato Mosè.
Mosè è un leader, colui che guida alla libertà gli ebrei, trasferitisi in Egitto a causa di una terribile carestia che aveva colpito la loro terra, diventando presto schiavi del loro ospite, il Faraone14. Questi li sottopone a lavori durissimi e ad ogni tipo di sevizie. Le grida dei figli d'Israele sono ascoltate da Dio, il quale affida a Mosè il compito di far uscire il popolo dall'Egitto. L'Esodo è caratterizzato da grandi miracoli. Cinquanta giorni dopo l'uscita dall'Egitto, il popolo riceve le Tavole della Legge sul monte Sinai.
Intorno alla figura di Mosè il cinema ha profuso opere senza economia. Tanto per citarne alcune: I dieci comandamenti, firmato da Cecil B. De Mille in due versioni, una muta del 1923, che, al di là della grandiosità spettacolare ha una notevole forza narrativa ed effetti speciali all'avanguardia per l'epoca (come le riprese subacquee degli egiziani che affogano15); il rifacimento del 1956 introdusse qualche tenue traccia d'erotismo e vinse un Oscar per gli effetti speciali, in special modo, ovviamente, per la sequenza del Mar Rosso.
Nel 1974 Mosè sbarcò alla televisione, nell'omonimo film televisivo diretto da Gianfranco De Bosio. Anche qui si sprecavano le riprese spettacolari, anche se il tentativo di De Bosio di leggere l'episodio biblico in una chiave più moderna, con l'intento di dare uno spessore più umano e credibile al personaggio, dirigendo Burt Lancaster in un Mosè che virava più al caritatevole ed al persuasivo di quello terribile ed intransigente interpretato nel '56 da Charlton Heston, discostava la storia dall'analisi storica del testo biblico.
Ventiquattro anni dopo, nel 1998, Mosè approdava nel mondo dell'animazione ne Il Principe d'Egitto, di Brenda Chapman, Steve Hickner e Simon Wells, prodotto dalla Dream Works Picture di Spielberg. Film spettacolare ed elegante, con un'incredibile espressività dei personaggi animati, raffinatamente disegnati, si rifà decisamente al colossal del 1956 e si delinea come assai più indirizzato alle platee adulte che a quelle infantili come, erroneamente, ci si aspetta comunemente da un cartone animato. Resta, comunque, un film epico e monumentale, indimenticabile nel suo genere.
Non ultima delle ragioni che fanno della Bibbia uno dei testi più sfruttati per fiction televisive e cinematografiche, è che per l'uomo d'oggi - e per i ragazzi a maggior ragione - la credibilità delle immagini è assai maggiore di quella delle parole. Per cui i fatti visti in questi film, che spesso si prendono ampie libertà dal testo biblico (cosa che, del resto, accade praticamente in ogni sceneggiatura tratta da testi letterari o teatrali), e l'insieme dei modi filmici con cui sono mostrati, diventano più veri dell'autorità della Bibbia stessa.
Per concludere questa breve analisi possiamo ritenere che, presumibilmente, la Bibbia, aldilà del valore teologico che ha per determinate religioni, è da talmente tanto tempo parte integrante del patrimonio culturale comune (specie, ovviamente, occidentale) che ne resterà per sempre una traccia nell'immaginario collettivo.

 

NOTE

1 Occorre ricordare che l'analfabetismo nel basso ceto era diffuso in tutto il mondo - salvo alcune rare oasi fortunate come la Scozia, dove la maggior parte della popolazione era alfabetizzata già nel 1819 (Fabienne Reboul-Scherrer: Il maestro di scuola, in L'Uomo Romantico, a cura di Francois Furet, Editori Laterza, Bari 1995) - e la cultura della classe media era assai modesta.

2 Il primo a sfruttare le possibilità espressive del cinema e ad andare oltre lo stereotipo lumieriano di un minuto fu Georges Máliès, mentre i primi a sfruttarne seriamente le possibilità commerciali furono Leonard Gaumont e soprattutto Charles Path´; dal 1896 produssero film in concorrenza, correndo dietro ai gusti del pubblico ed invadendo in breve i mercati mondiali.

3 La nascita della prima stazione radio con trasmissioni dedicate al "pubblico" si colloca nel 1919, per opera di un ingegnere della Westinghouse, Frank Conrad, che iniziò una serie di trasmissioni dal suo garage di Pittsburg.

4 Basti pensare che esiste addirittura un film che ha avuto la pretesa di rappresentare i primi 22 capitoli della Genesi! Parliamo, naturalmente, di La Bibbia, 1966, regia di John Huston, con Michael Parks, Ulla Bergryd, Richard Harris, John Huston, Gorge C. Scott, Ava Gardner, Peter O'Toole, Franco Nero, Eleonora Rossi Drago. Prodotto da Dino De Laurentis.
Nonostante il cast di tutto rispetto e la firma prestigiosa della regia, il film, proprio per la troppo superba pretesa di narrare una storia così vasta, non ottenne il successo di pubblico che la produzione si attendeva. Non fu propriamente un fiasco totale, ma ci andò vicino.

5 La Bibbia, com'è noto, si divide in Antico Testamento (Pentateuco, Libri Storici, Libri Poetici e Sapienziali, Libri profetici) e Nuovo Testamento (Vangeli sinottici, Scritti giovannei, Atti degli apostoli, Lettere di S. Paolo, Lettere cattoliche, Apocalisse).

6 Topica del romanzo popolare, in: Il superuomo di massa (1976) Milano: Cooperativa Scrittori. (edizione modificata, Milano: Bompiani, 1978).

7 Joseph Campbell, L'eroe dai mille volti, Guanda, Parma, 2000

8 Questa affascinante ipotesi è stata formulata da Paolo De Benedetti, biblista e studioso di giudaismo.

9 Si tratta, dunque, di riti iniziatici, prova ne sia che questi racconti possono essere agevomente analizzati applicando le funzioni che Propp ha individuato per l'analisi delle fiabe russe che, come tutte le fiabe di magia, trattano, appunto, di riti iniziatici.

10 Ci permettiamo d'inserire Cervantes e Manzoni fra gli autori di romanzi popolari non per dispregio verso la loro prosa, ma perch´ le loro opere - pur d'elevato pregio letterario - hanno avuto nel corso dei secoli una vastissima diffusione popolare, compresa la pubblicazione a dispense ed a puntate sui quotidiani, tipica dei romanzi popolari fra l'inizio del XIX del XX secolo.

11 Inclusi gli spaghetti-western: in ...Continuavano a chiamarlo Trinità (1971, regia di E.B. Clucher), ad esempio, è citato il celebre passo del Qoèlet che recita: «(C'è) Un tempo per amare e un tempo per odiare,/ Un tempo per la guerra e un tempo per la pace.» (3,8)

12 Non s'intende mancare di rispetto alle credenze religiose d'alcuno (fra l'altro, chi scrive è cattolica), ma resta sempre il fatto che la Bibbia è il più antico libro conosciuto (anche se si contende il primato con i Veda) e settemila anni fa certi fenomeni, che la scienza ha spiegato nel corso dei secoli, potevano apparire di natura quantomeno misteriosa.

13 Curiosamente, tutte le riduzioni cinematografiche successive alla piece (musicata per il teatro lirico nel 1909 da Richard Strauss) si sono rifatte al testo di Wilde, più che a quello biblico. Di Salomè se ne contano cinque:
1923, regia di Charles Bryant
1945, regia di Charles Lamont, con Yvonne De Carlo nel ruolo di Salomè
1953, regia di William Dieterle con Rita Hayworth
1972, regia di Carmelo Bene - parodia frustrata e rabbiosa -
1986, regia di Calude D'Anna
Moltissimi, poi, i film indirettamente ispirati alla figura di Salomè: impossibile elencali tutti!

14 Storicamente questa versione è molto dubbia, perch´ nell'antico Egitto non esisteva la schiavitù, tutti ricevevano un compenso per il lavoro svolto, ma, soprattutto, non si sono trovate tracce scritte, negli antichi documenti egiziani, della mirabolante fuga degli ebrei, costellata d'eventi soprannaturali e gli egiziani erano addirittura maniaci nella meticolosità con cui registravano gli eventi.

15 Probabilmente è proprio il racconto della divisione delle acque del Mar Rosso che richiama l'attenzione del cinema verso la storia di Mosè.