SpaceCraft Dionisio

PRIMA MISSIONE DEL 2004

DATA STELLARE 0401.25

diario di bordo del Sovrintendente



 

Faceva decisamente freddo quella domenica, come, del resto, si conviene ad una mattina di gennaio nel nord Italia (pianeta Terra, continente Europeo, città Bologna) quando Adri, Azzurra, Neko, il Clandestino ed io ci siamo riuniti su un marciapiede della stazione per prendere il treno che doveva portarci a Padova. Per la verità faceva un freddo cane anche sul treno, dove, a rigor di logica, ci sarebbe dovuto essere un po' di tepore... no, un momento! Questo lo dovrebbe dire un vulcaniano, non io che sono terrestre e, per di più, italiana: io dovrei saperlo bene come funzionano i treni italiani, se non sono ES o IC!!
Meglio lasciar perdere e tornare alla nostra missione.
In quel di Padova ci attendeva il carissimo Bentél con un gruppo di amici ed un tempo altrettanto grigio e freddo di quello che ci eravamo lasciati alle spalle. Tant'è che, di comune accordo, la prima sosta è stata in un bar per corroborarci con bevande calde, anche perché la visita alla Cappella degli Scrovegni era prenotata per le 12,30 e c'era tutto il tempo per riscaldarci un po', anzi, abbiamo fatto in tempo anche ad aspettare davanti all'entrata della Cappella, prima che arrivasse il nostro turno d'entrata!
L'entrata per la visita è regolata severamente: si deve prenotare, i gruppi non possono essere superiori alle 25 unità e, prima d'accedere alla Cappella vera e propria, i visitatori devono sostare nella sala di compensazione per 15 minuti, tempo necessario per la stabilizzazione del microclima, poi si può accedere all'interno della Cappella per soli altri 15 minuti. Magari per uno studioso il tempo di visita è un po' pochino, ma per dei semplici amatori come noi (Neko esclusa, s'intende!) è bastato per "lustrarci gli occhi".
La Cappella intitolata a Santa Maria della Carità, affrescata tra il 1303 e il 1305 da Giotto su incarico di Enrico degli Scrovegni costituisce uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale. La narrazione ricopre interamente le pareti con le storie della Vergine e di Cristo, mentre nella controfacciata è dipinto il grandioso Giudizio Universale, con il quale si conclude la vicenda della salvazione umana.
L'edificio era originariamente collegato al palazzo di famiglia, fatto erigere dopo il 1300, seguendo il tracciato ellittico dei resti dell'arena romana.
Da quando, nel 1880, la Cappella è stata acquisita dalla città di Padova, gli affreschi sono stati continuamente oggetto di particolari attenzioni e, nell'Ottocento e nel Novecento, sono stati compiuti svariati interventi conservativi. Dagli anni settanta fino ai giorni nostri, grazie alla stretta collaborazione tra Amministrazione locale, Soprintendenze e Istituto Centrale per il Restauro, sono stati compiuti accurati studi e monitoraggi sullo stato dell'edificio, sulla qualità dell'aria, sui fattori inquinanti, sullo stato di conservazione delle pitture. La costruzione del nuovo corpo di accesso, unitamente all'installazione di un impianto di trattamento dell'aria, permette di gestire il forte flusso dei visitatori in modo tale da non pregiudicare la conservazione degli affreschi.
Gli ultimi controlli, evidenziando una stabilizzazione della situazione, hanno permesso di eseguire il restauro, svolto dall'Istituto Centrale per il Restauro grazie al protocollo di intesa siglato tra il Comune e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Terminata la visita, guidati dal Bentél, ci siamo incamminati alla ricerca di un posto dove mangiare un boccone prima di andare a Palazzo Zabarella per vedere la mostra I Macchiaioli. Prima dell'Impressionismo, prenotata per le 15,15 (onde evitare file mostruose per prendere i biglietti, avevamo prenotato tutte due le visite con molti giorni d'anticipo e Bentél, che abita a Padova, li era andato a ritirare preventivamente).
Siccome il tempo a disposizione non era tantissimo, siamo andati in una tavola calda, ma, Neko, che -non è chiaro perché- non digerisce il cibo delle tavole calde, quando siamo usciti si è fermata in una pizzeria al taglio e ci ha raggiunti di corsa, finendo di masticare la sua pizza, giusto in tempo per entrare con noi alla mostra... mentre cominciavano a volteggiare i primi fiocchi di neve.
Per questa "storica" esposizione (promossa dalla Fondazione Palazzo Zabarella), sono state riunite 130 opere e tra esse molti dei capolavori del movimento, riuniti in un percorso di grande valenza spettacolare. Opere concesse da importanti istituzioni pubbliche, come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, la Pinacoteca di Brera a Milano, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ed il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, unite ad altre meno note al pubblico e provenienti dalle più prestigiose collezioni private.
Giovani pittori come Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Giovanni Boldini, Raffaello Sernesi, si ritrovarono al Caffè Michelangelo di Firenze o nella solitudine incontaminata della Maremma toscana e cambiarono in pochi anni il modo di percepire l'immagine e di dipingere, raggiungendo straordinari effetti di resa atmosferica attraverso una controllata stesura a macchia dei colori, intrisi di luce e d'ombra. L'obbiettivo della mostra, era quello di indagare i modo organico e scientificamente corretto l'arte dei Macchiaioli, riconoscendo il giusto primato che loro spetta nella pittura europea dell'Ottocento.
La mostra era veramente stupenda, sfortunatamente, come sempre in queste occasioni, la folla che gremiva le sale ci ha costretti a dividerci in gruppetti (eravamo andati in 12 alla mostra), così che io mi sono trovata a fare da guida a tre di noi... non che abbia fatto molta fatica: mio padre era un cultore della pittura dei Macchiaioli ed io ho sentito parlare di loro e visto le loro opere da quando ero una ragazzina!
Dopo una capatina al bar di Palazzo Zabarella, la compagnia si è divisa perché la neve fioccava e noi "trasfertisti" abbiamo preferito fare ritorno subito a Bologna.
Peccato, perché Padova è davvero una città stupenda e sarebbe stato bello visitarla, ma ci ritorneremo con un tempo più clemente: parola di Sovrintendente!