SpaceCraft Dionisio

MUGATO, MUGATO!!

di Amohora Zady
(Rita Rappini)


 

Sul mio pianeta noi siamo stati scacciati dai luoghi che chiamavamo casa e che ci davano di che nutrirci, da mostri che diventavano sempre più numerosi e muniti di armi. Ci hanno decimato. Abbiamo lottato, li abbiamo aggrediti per difendere, prima il nostro territorio e poi noi stessi, ma ora siamo rimasti in pochi, ora dobbiamo tentare ciò che mai si è tentato prima: comunicare con loro. I capi della nostra tribù che si sono succeduti non ci hanno mai pensato, hanno solo combattuto gli usurpatori ma, adesso che lšultimo capo è morto e sono io, sua moglie, a dovermi occupare dei superstiti della tribù, sono stanca di combattere. Continuando a farlo finiremo sterminati e nientšaltro ed io devo pensare anche a mio figlio, il futuro capo.
C'è un gruppo di alieni qui, amici dei mostri, per aspetto ancor più ripugnanti e con armi strane ed ancora più mortali, sono venuti dal cielo su di un raggio magico come già tempo fa. Ho pensato che, essendo più potenti, se avessimo convinto loro delle nostre buone intenzioni, essi avrebbero convinto a loro volta gli invasori. Forse però non riusciremo a farci capire perchè il nostro linguaggio di suoni e mimica è totalmente dissimile dal loro così piatto, fluente e veloce.
Ciò nonostante un piccolo gruppo di noi si è avviato verso il luogo dove essi risiedono, presso i mostri, aspettando nascosti dietro gli alberi per vederli. Siamo fortunati, non abbiamo dovuto aspettare tantissimo prima di vedere gli alieni dirigersi verso di noi in esplorazione. Usciamo dai nascondigli e ci avviciniamo lentamente mentre loro estraggono le loro strane e terribili armi puntandocele contro. Da missione di pace potrebbe diventare un massacro! Faccio segno agli altri che vado avanti da sola per non spaventarli, mi accuccio a i loro piedi prima che mi sparino e mostro la gola e la pancia in segno di resa. Penso al rischio, a mio figlio e al resto della tribù che devo proteggere e resto immobile. Li sento urlare nel loro strano modo, per la sorpresa credo, pure loro si fermano interdetti. Sono davvero brutti visti da vicino: privi di peli, lisci e viscidi, senza corna dorsali, proprio come i mostri devono ricoprirsi di roba addosso perchè sono così fragili da non sopportare il freddo. Le loro facce lisce sono di colori differenti ma si assomigliano tutte, la loro struttura corporea è sottile, piccola e debole al contrario della nostra, ma sono loro i vincitori e noi solo i re del passato! Un alieno più strano degli altri, dalla pelle verdolina, si avvicina a me e preme una mano sottile sul mio viso. Sì, ha capito, è ciò che volevo, i ricordi e le emozioni passano da lui a me e da me a lui. Lo percepisco cucciolo che corre in aridi spazi aperti e poi ancora in strani posti alieni che non saprei identificare, in mezzo a cieli neri e pieni di sconosciute stelle. Sono spaventata, ma cerco di concentrarmi e fargli capire la vita felice della nostra civiltà quando dominava le immense foreste del pianeta e come è diventata quando invece siamo stati scacciati e braccati dai mostri che sempre più si sono moltiplicati ed armati. Ha compreso, lo sento, ha percepito il dolore, la paura e la lotta inutile per sopravvivere.
Anch'io nel contempo ho capito loro: non sono malvagi anche se più potenti, rispettano le altre razze e non sapevano nulla di noi e della nostra storia ed hanno agito per difendersi, non per farci male. Cerco di fargli arrivare un messaggio: noi vogliamo vivere in pace d'ora in poi, vogliamo solo una piccola zona della foresta e nientšaltro, che sia intoccabile, dove crescere i nostri figli, non essere cacciati e non scomparire. Il messaggio è stato capito e posso allontanarmi lanciando un suono soddisfatto, sono certa che convinceranno i mostri e ci aiuteranno. Faccio gesto agli altri di ritirarsi, che la missione è conclusa e possiamo sparire tra le foreste che ancora rimangono nostre. Chissà che si diranno nella loro strana forma di comunicazione aliena? Chissà come l'alieno verde spiegherà di noi? Buon viaggio allora e grazie! Cerco di esprimere un saluto certa, però, di non essere compresa.
Rimasti soli, gli alieni guardano stupiti quello dal colorito verdolino, evidentemente provato dalla fusione mentale, poi il capo, dopo avergli concesso un momento per riprendersi, con serietà avanza chiedendo spiegazioni: «Signor Spock che cosa è venuto a sapere delle intenzioni dei Mugato? Perché d'improvviso sono così arrendevoli?»
«Sono spaventati, Capitano. Ora le spiego meglio: In passato erano loro a dominare questo pianeta, ma poi con l'evoluzione e l'espandersi della civiltà umanoide sono diventati... Come dite voi terrestri? Una specie in via d'estinzione. Un po' come gli indiani d'America o come gli animali rari o forse, in questo caso, entrambe le cose. La colpa è anche nostra che abbiamo fornito agli umanoidi le armi per ucciderli. Loro in realtà ci attaccavano per difendere loro stessi ed i loro territori. Le pelli con cui le due tribù rivali fanno coperte e vesti sono dei Mugato, lo sapeva? In realtà noi stessi li abbiamo sottovalutati, sono una razza molto intelligente e, a parte l'aspetto, hanno ben poco di animale. Molto interessante, potremmo studiarne il comportamento, si tratta di una razza unica.»
«Vuol forse fondare un novello WWF per caso, signor Orecchie-a- punta?» Ridacchia McCoy.
Spock alza un sopracciglio perplesso: «Non so che cosa intenda, Dottore e non capisco dove sia l'umorismo. Ritengo che questa razza debba essere rispettata ed avere una zona protetta in cui vivere tranquilla; se non provocata non è aggressiva.»
«Bene, Spock - sentenzia il Capitano - M'impegnerò affinché la Federazione sappia tutto questo e parlerò personalmente con i capi delle due tribù di umanoidi. Come lei ha fatto notare la responsabilità è in parte anche nostra e noi dobbiamo porvi rimedio.»
Mentre il gruppo dell'Enterprise si allontana dal luogo del convegno, Spock lancia uno sguardo indietro verso il bosco dove era sparita la Mugato, mandandole mentalmente un saluto: «Addio portatrice di pace, ci sei riuscita!»