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«Perchè abbiamo preso a bordo questi scienziati vulcaniani? Perché?!!»
La domanda del Sovrintendente era chiaramente pleonastica e pure un po' isterica, ma Livius Dhael, il segretario dei Padri Fondatori, era abituato ai malumori della cara vecchietta e non si scompose. Per nulla turbato dalla sua entrata rumorosa nella biblioteca di bordo, distolse gli occhi dallo schermo del computer e cominciò ad elencare - mantenendo inalterato il suo serafico sorriso:
«Primo: eravamo l'unica nave presente in questa zona del Quadrante. Secondo: il dottor T'Darik e suo fratello sono i diretti discendenti dell'ambasciatore Soval e ...»
«Di questo non me ne può sb... ehm... importare di meno!» Sbuffò la Sovrintendente.
«Sì, ma il Presidente te l'ha chiesto come favore personale di prenderli a bordo.» La voce di Hugh emerse da dietro una pila d'antiquati (anzi: antichissimi) volumi accatastati su un'ampia scrivania in fondo alla sala, seguita da una voluta di fumo delle sue ancor più antiquate ed adorate sigarette.
«Dovevo mandarlo a quel paese - berciò l'altra - quei tipi sono dei rompiballe!»
Livius, scambiò un sorriso d'intesa con Hugh: la Sovrintendente era costituzionalmente incapace di non cercare di accontentare qualcuno.
In quel momento le porte s'aprirono con il solito soffio sommesso per lasciar entrare a passo di carica Aylin Takedo. Evidentemente era parecchio alterata anche lei, non c'era traccia della proverbiale calma orientale nei begli occhi a mandorla, che brillavano minacciosamente.
«Sovrintendente, o quel vulcaniano si leva dalla mia cucina, o io te lo servo affettato per cena, anche se sono vegetariana! Vuole a tutti i costi che usi il replicatore, dice che non è logico che io cucini in modo così arcaico.»
«Ma a lui cosa gliene frega?- chiese stupito Livius - Non può usare il replicatore?»
«È quello che ho detto anch'io!»
«Quei due sono incapaci di farsi i fatti loro - il sorriso era scomparso dal volto di Hugh - Hanno trovato illogiche anche le mie sigarette: ho arricchito il loro vocabolario di qualche colorita metafora gaelica.»
Oh, oh... si metteva male... era meglio non stuzzicare Berengar circa le sue sigarette.
«Se è per questo trovano illogica anche la mia presenza: non credono ai fantasmi! Positivisti ignoranti!!» Dejanina entroò fluttuando sdegnata attraverso la paratia esterna:
«Va bene, - la Sovrintendente fece un profondo respiro e cercò di ritrovare la calma - diamoci tutti una calmata. Fra quattro giorni è Natale, cerchiamo di essere tutti più pazienti, anche perchè domani arriviamo a destinazione, li scarichiamo e ce ne torniamo a curvatura nove sulla Terra in tempo per aprire la calza e mangiare il panettone...»
Fu interrotta da un tremendo sobbalzo della nave, le luci si spensero per qualche secondo e l'allarme scattò.
«Cosa diavolo....»
«Sovrintendente - La voce dell'ingegnere Koday Kabete, solitamente pacata, risuonò, chiaramente irritata, dal comunicatore - il motore a curvatura è fuori uso: il dottor T'Darik è riuscito ha ficcare il naso dove non doveva. Dice che...»
«Fammi indovinare - l'interruppe Dejanina - dice che è illogico usare antimateria ectoplasmatica.»
«Proprio così» Confermò Koday.
«Vulcaniano presuntuoso! - Esclamò disgustata il fantasma di bordo - E ora che si fa? - continuò rivolta alla Sovrintendente - Non posso rigenerare la camera dell'antimateria per almeno una settimana, o mi dissolvo per i prossimi sei mesi: l'avevo rigenerata ieri.»
«Direi che la prima cosa da fare sia confinare nei loro alloggi quei catastrofici vulcaniani.»
«Ci ho già pensato io. - annunciò Nextia entrando anche lei, seguita da Robbie, nella biblioteca, che cominciava ad essere veramente affollata - Ho detto alla nostra guardia del corpo di scortarli personalmente nei loro alloggi ed assicurarsi che ci rimanessero.»
Tutti tirarono un sospiro di sollievo, di T'Challa Flile ci si poteva fidare, i vulcaninani non avrebbero più potuto interferire per il resto del viaggio.
Appunto, ma quanto sarebbe durato il viaggio, ora che potevano andare solo ad impulso? La questione andava studiata seriamente. Tutti i naviganti della Dionisio si radunarono nella Sala Spettacoli (la più grande che c'era sull'astronave) per discutere del problema.
«Fra quattro giorni è Natale - esordì preoccupato l'ammiraglio De Leone - Alexia ed io dobbiamo assolutamente partecipare al pranzo ufficiale dell'Academy, non possiamo mancare!»
«Hugh ha promesso di portarmi sul lago di Lockness per Natale: io voglio dell'acqua vera, devo lavare io!!!!» Squittì indignato Kurt, l'orsetto lavatore compagno inseparabile di Berengar (che un procione parlasse poteva sembrare strano su qualsiasi altra nave, ma non sulla Spacecraft Dionisio, dove l'incredibile era all'ordine del giorno.)
«Non si potrebbe ritornare al sistema di curvatura standard?» Chiese speranzosa Neko, che era caitiana, ma contava di passare il Natale con la famiglia del suo fidanzato terrestre, il Simpatico passante.
«Lo sai benissimo che non si può, o l'avremmo già fatto» Rispose, paziente, Nextia.
Neko arruffò il pelo indispettita: «Voi umani siete così...»
«Guai a te se osi dire illogici.» l'ammonì minaccioso Hugh.
«Stavo per dire imprevidenti.»
«Eh no, cara Neko - intervenne l'el-auriana Adri Rotonda - questo non lo puoi proprio dire: trovami una sola astronave in tutta la Galassia che abbia un motore a curvatura di scorta!!»
«La discussione è inutile - osservò distaccato Aiema Tok, il vulcaniano borghizzato - Se il motore non c'è,è illogico parlarne.» Sua moglie, Naafra K'Dan, gli mollò un affettuoso scappellotto.
«Lo facciamo rinchiudere con i vulcaniani? - propose caustica Azzurra Wildstar - Così possono passare il Natale discutendo di logica. Personalmente vorrei trascorrerlo con mio figlio David, seduta sul divano vicino all'albero di Natale.»
«Esattamente la stessa cosa che voglio fare io» approvò Celeste Brown, che sulla Terra aveva un compagno ed un bimbo, circa della stessa età di David, che l'aspettavano per trascorrere le feste insieme. «Non potremmo chedere se c'è una nave nei paraggi disposta a darci un passaggio fino alla Terra?»
«Già provato. - fu la pronta risposta della Sovrintendente - La nave più vicina è un cargo Ferengi diretto dalla parte opposta alla Terra; mi vergogno persino a dire quanto ci hanno chiesto per portare qualcuno di noi a casa...»
«Non importa: ce lo possiamo immaginare. Dai, non buttiamoci giù! Io direi di farci una bella bevuta, di quelle vere, così ci passano tutte le malinconie.» Propose Keine Trinkwasser.
«Questa non è un'idea malvagia.» Approvò Bentél, che essendo un minbari non gliene poteva fregare di meno del Natale.
«Approvo!» Fu lesto a concordare il Clandestino di bordo, sbucando dalle profondità di un'ampia poltrona giusto in tempo per beccarsi una noce in testa dalla Sovrintendente.
«Tu non ha i voce in capitolo, sei un clandestino. Piuttosto, mi meraviglio di te Keine, come ti è venuto in mente di proporre una sbornia collettiva?!»
«Sono il barman di bordo...» Rispose con un bel sorriso il giovanotto.
«Scusate - s'intromise la voce cristallina di Lilith Thililth, la fatina di Nomenworld - io conosco il sistema per far muovere questa nave in un battito di ciglia.»
«Polvere di fata?» Chiese interessata il tenente Alexia Ailoura, una bella caitiana dal lucido pelo nero, intervenendo per la prima volta nella discussione.
«Oh no, ce ne vorrebbe troppa per una nave così: io non sono abbastanza grande!» Trillò il delicato esserino, facendo brillare l'aria intorno a sé «Dobbiamo chiedere che ci dia una mano lui: siamo proprio sulla sua rotta.»
I presenti si guardarono l'un l'altro perplessi: di chi stava parlando Lilith?
« Scusa, ma lui chi?» chiese per primo Livius.
«Ma Babbo Natale, naturalmente.»
«Assurdo: io non credo a Babbo Natale! Sono un ammiraglio, non un sognatore.» s'indignò De Leone.
«Beh, allora tu come lo chiami quel signore?» Chiese serafica Lilith indicando con la diafana manina verso lo spazio profondo, punteggiato di stelle, che si estendeva oltre le ampie vetrate della nave.
Tutti i presenti si girarono in quella direzione e restarono a bocca aperta vedendo affiancata a loro una slitta stracolma di giocattoli, trainata da otto renne volanti, guidata da un ilare e robusto signore dalla barba candida, vestito di panno rosso, che li salutava agitando la frusta che sprigionava una miriade di scintille multicolori.
«Perdincibacco! - esclamò Hugh, di solito scettico per sua stessa natura - È proprio Babbo Natale!»
«Su questo non ci sono dubbi. - Confermò compiaciuto il comandante Mora Antis - Peccato che non ci sia mio figlio, gli sarebbe piaciuto vederlo.»
«No, dico, gente: non metto in dubbio che sia lui, ma dobbiamo proprio farci trainare dalle... renne di Babbo Natale?? Non mi risulta che l'abbia mai fato nessuno.»Chiese molto dubbioso Roger Freeman.
«Forse perché normalmente è impossibile!» Rispose pronto Robbie, parecchio perplesso pure lui al riguardo di farsi dare un passaggio da un mezzo così insolito.
«E perchè non dovremmo chiedere aiuto a Babbo Natale?! - Decise in fretta la Sovrintendente - In fondo questa non è un'astronave come tutte le altre, questa è la Spacecraft Dionisio! E poi, siamo a Natale e a Natale tutto è possibile!!!!»
Fu così che, al traino della slitta volante, la Dionisio potè raggiungere la Terra giusto in tempo per augurare a tutti:
BUON NATALE!
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