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Star Trek è la saga fantascientifica più longeva di tutta la storia della televisione: è iniziata nel 1966 ed è terminata nel 2005.
Divisa in serie, cinque per l'esattezza, la prima è ambientata nel XXIII secolo, le seguenti tre - TNG, DS9, VOY - nel secolo seguente e l'ultima nel XXII secolo (si tratta di un prequel).
Il fatto che tre serie siano contemporanee - tra il primo episodio di TNG e l'ultimo di VOY trascorrono 14 anni - ha permesso un intersecarsi di personaggi anche non fissi, talvolta ricorrenti, che, spesso, per il pubblico sono diventati veri e propri eroi (a volte in senso positivo, a volte negativo).
Il semidio cui accenniamo nel titolo è uno di questi personaggi, Q, che, apparso per la prima volta nel pilot di TNG, ha continuato le sue sporadiche apparizioni fino a VOY.
Q è un'entità dai poteri divini, in grado di sconfiggere la morte, onnisciente (come ama definirsi egli stesso), membro del Q-Continuum, una razza aliena d'esseri tutti come lui, anche nel nome, poichÉ i membri del Continuum si chiamano tutti Q!
La prima, epidermica, reazione alla rivelazione di questa spersonalizzante bizzarria è di divertimento, ma, se solo ci si sofferma ad analizzarla, questa omonimia collettiva ci propone già due strumenti d'esegesi per i Q. Il primo ci indica che questi super-esseri hanno, a dispetto di tutto il loro potere, due manchevolezze notevoli: mancano totalmente di fantasia e, a quanto parrebbe, d'individualità. Il secondo, che ostentano platealmente una totale e perfetta uguaglianza tra i membri della loro razza [in effetti, ciò non è assolutamente vero, come si vedrà, i Q hanno individualità ben distinte, esiste una forte gerarchia nella loro società, tanto che Q sarà espulso dal Q-Continuum e privato dei suoi poteri dai suoi simili, quando esagererà nei suoi comportamenti disinvolti (DÉjà Q - TNG, III stagione). Sarà anche minacciato d'inquietanti provvedimenti punitivi se non convincerà una giovane Q, a rientrare nel Continuum (Una vera Q -TNG, VI stagione)].
Ma se Q non è altro che il rappresentante di una noiosa razza di semidei, un capriccioso prepotente, perchÉ il personaggio non è stato eliminato dopo la prima apparizione? PerchÉ, nel bene e nel male, questo essere attira l'attenzione del pubblico? Quale significato ha per gli autori questo personaggio e quale per il pubblico?
Cerchiamo di rispondere a questi interrogativi analizzando brevemente Q attraverso gli episodi in cui compare ed i comportamenti che tiene in essi.
Esaminando il modo di fare che ha sempre con i componenti dei vari equipaggi (TNG, DS9, VOY), lo spettatore sarebbe portato a pensare che Q sia un essere diabolico, capace di azioni veramente ignobili, se la solitamente, atarassica Guinan nei suoi confronti prova sentimenti che sarebbe lusinghiero definire ostili, ma, studiando a fondo i suoi comportamenti che, con un eufemismo, definiremo sgradevoli, si trova in essi un'intenzione positiva, un desiderio di aiutare la razza umana a crescere, come dire che il fine giustifica i mezzi...
È difficile, per non dire impossibile, per gli equipaggi - e, conseguentemente, per chi s'identifica con loro anziché con Q - individuare un fine pedagogico e positivo nel suo modo d'agire, occorrerebbe che si sforzassero di analizzare la sua vita - o meglio: la sua eternità - per decifrare le sue azioni; cercheremo di farlo noi.
Q conosce tutto dell'Universo, non è interessato allo studio di tutti i fenomeni che affascinano gli esseri senzienti comuni: comete, buchi neri, nove e supernove, evolversi di specie, le grandi guerre che hanno distrutti interi sistemi [o per lo meno: non gli interessano finché non scoppia una tremenda guerra civile nel Q-Continuum, allora si precipita a chiedere l'aiuto del capitano Janeway (Questioni di Q-ore, VOY, III stagione); il che ci dimostra quanto, in fondo, Q sia affine a noi: è un perfetto egoista, quando gli conviene!] e via dicendo. Per lui sono cose vecchie, scontate, quello che lo affascina e lo intriga, incontrando la razza umana, è scoprire i meccanismi che regolano la vita di questi individui, i processi mentali e le azioni dei singoli che, correlate le une con le altre, hanno dato vita al percorso storico dell'umanità. La sua morbosa curiosità nei riguardi dei comportamenti umani, la sua sfacciata intromissione nei loro affari, sono i segni con cui l'autore [non va dimenticato che Q è un personaggio che nasce in TNG, quando ancora erano il genio e gli ideali di Gene Roddenberry che sovrintendevano alla creazione dei personaggi e delle situazioni dell'universo Trek] comunica implicitamente il tragico solipsismo che affligge i Q e li condanna ad una noia alienante [infatti, in Diritto di morte (VOY, II stagione), un Q, stanco della propria vuota esistenza, decide di diventare umano per potersi suicidare. Questo suicidio, tra l'altro, è la causa diretta dell'inizio della succitata guerra civile nel Continuum].
Al suo primo incontro con l'equipaggio dell'Enterprise [Incontro a Farpoint - TNG, I stagione], Q, che dichiara di essere il mandatario della sua razza di esseri superiori in una missione di "bloccaggio", pone agli umani il veto di "inquinare" lo spazio con la loro presenza, gli impone di rientrare nel loro spazio: non li conosce e non li vuole conoscere, ma, confrontandosi con il capitano Picard, perviene alla decisione di erigersi a giudice, un arbitro dei crimini dell'umanità [ e chi di noi non l'ha mai desiderato: «Š scagli la prima pietra»! Giovanni, 7:52], non li stermina subito con un semplice schiocco di dita. Consente a Picard ed al suo equipaggio di sostenere le loro tesi a difesa e li sottopone ad una prova. Una volta che hanno superato questa prova, Q esprime il suo persistente scetticismo circa l'integrità morale del genere umano e scompare nel nulla, così come dal nulla è apparso, però lascia in sospeso il giudizio: questa è un'opzione di ritorno che l'autore riserva al personaggio di Q [si deve tenere a mente che si sta parlando di un personaggio televisivo, inserito nel pilot di una serie che, si presumeva e sperava, avrebbe ottenuto ampio consenso di pubblico]. Se si vorrà rilevare altre pecche umane in futuro, se il personaggio incontrerà il favore del pubblico, Q potrà ripresentarsi.
Anche se occorrerà porre Picard davanti ad uno specchio deformante, si potrà usare Q, perché questi vede in Picard una sorta d'amico [lo ammetterà anche esplicitamente in Deja Q: «... perché in tutto l'Universo sei la cosa più simile a un amico che io abbia.»], un individuo altamente responsabile, una sorta di doppio di se stesso; difatti, pure se presenta aspetti contrastanti col carattere del capitano, gli è anche, in un certo qual modo, complementare.
In che cosa consiste questa specularità fra Q e Picard? Per il capitano Picard lo studio, la cultura, sono fattori primari nella sua vita, così come lo è la missione affidatagli dalla Flotta Stellare: conoscere nuove forme di vita e nuove civiltà - nella migliore tradizione dei capitani della Flotta. Anche Q è un viaggiatore, se non uno scopritore - grazie alla sua onniscienza dovrebbe sapere già quali sono i popoli delle Galassie - sicuramente un indagatore dell'IDIC, ma infinitamente più potente e più acculturato di Picard.
Infatti, si dà per acquisito che Q, nel suo eterno vagabondare per l'Universo, abbia accumulato conoscenze superiori a quelle del capitano, anzi, a quelle dell'intera umanità; questo è il significato profondo della sua ostentata sicurezza di sÉ, che, al primo impatto, sembra solo superbia.
Durante la sua seconda visita all'astronave [Il ritorno di Q - TNG I stagione], Q punta la sua indagine sociologica sulle gratificazioni dell'Io, sull'abilità dell'animo umano nel resistere alla corruzione delle tentazioni. La "cavia" del suo esperimento è il comandante Riker. Dicendosi mandato da Continuum per arruolare il comandante nelle fila dei Q, gli offre l'immortalità e poteri pari ai suoi; Riker, è tentato dall'offerta, pare quasi che ceda, ma, i suoi colleghi ed amici rifiutano recisamente le facili gratificazioni che egli gli offre ed egli rinsavisce, vince la tentazione e rifiuta a sua volta i super poteri. Q scompare dall'Enterprise contorcendosi dal dolore, parrebbe che i suoi colleghi lo stiano riportando tra i tormenti nel Continuum per punirlo del suo fallimento, ma l'uscita è troppo plateale anche per gli standard di Q, lascia un po' perplessiŠ
Anche in questo episodio lo spettatore attento può cogliere il punto di vista dell'autore (Roddenberry) che, attraverso una sorta d'ammirazione di Q per gli esseri umani, manifesta la sua fiducia nel genere umano: non sono crollati davanti a questo essere apparentemente onnipotente (simbolo d'ogni avversità d'ordine superiore con cui l'umanità si scontra quotidianamente), dimostrando di saperlo fronteggiare efficacemente e di possedere alcune caratteristiche esclusive che lo spronano a cercare di saperne sempre di più su di loro. Non sono solo dei giocattoli per Q: ha imparato a rispettarli, prova di questo è la notevole attenzione che dedicherà loro nelle occasioni successive. Ed ecco che Q, parafrasando Manzoni, è diventato la "voce dell'autore".
Come è ben sintetizzato in un dialogo tra Q e Data [Déjà Q - TNG III stagione, l'onnipotente entità sa manovrare il tempo e lo spazio, ma non riesce a controllare la psicologia umana. È la sfida di Q, parallela ed affine a quella dei capitani della Flotta: non scoprire nuovi mondi, ma immergersi in una dimensione non meno intrigante e misteriosa, la psiche umana [l'invito dell'autore è chiaro: bisogna andare oltre la tolleranza reciproca perseguita dall'IDIC, occorre capire gli altri ed imparare a rispettare ed accettare il loro patrimonio intellettuale e culturale; l'11 settembre 2001 e le sue tragiche conseguenze, in un senso e nell'altro, era ancora di là da venire e Gene Roddenberry poteva ancora illudersi che l'Umanità stesse progredendo su questo cammino]; questa dialettica d'intenti è, sostanzialmente, il filo rosso che contrassegna la sua ortogenesi.
Q ricompare nell'episodio della seconda stagione di TNG Chi è Q, dice che il Continuum lo ha esiliato, punendolo per non essere stato capace di portare Riker tra loro, ma non pare troppo sconvolto da questo sedicente esilio, sembra quasi una scusa per giustificare la richiesta di poter entrare a far parte dell'equipaggio dell'Enteprise come guida per l'umanità, non ancora in grado di affrontare, da sola, i pericoli dello spazio.
Nel XXIV secolo, l'epoca delle avventure della Next Generation, l'uomo ha fatto, rispetto alla nostra epoca, enormi progressi morali e scientifici, però è ancora pesantemente soggetto al pericolo d'incontrare degli ostacoli che ancora non è in grado di affrontare. In questa occasione Q dimostra la fragilità umana davanti ad un nemico sconosciuto e terribile e, in questo modo, pone in risalto quanto sia sottile il confine fra sicurezza di sÉ e tracotanza. Facendogli prendere coscienza della loro inadeguatezza davanti agli insondabili pericoli del Cosmo, ponendoli inaspettatamente a confronto con i Borg, Q li prepara, però, a fronteggiare questo grande e terribile nemico in un prossimo futuro [L'attacco dei Borg - Parte I e II -TNG, III e IV stagione]. Quella di Q - e dell'autore - è stata una lezione d'umiltà e ha permesso agli umani di non essere del tutto impreparati alla prossima comparsa dei Borg, simbolo - neanche troppo sottinteso - della crescente dipendenza dell'umanità dalle macchine.
Il personaggio di Q non è statico, si evolve con l'evolversi della serie e il già citato episodio Déjà Q è una boa di svolta in questa evoluzione.
Privato dei suoi poteri da parte del Continuum, Q è costretto a vivere come un comune mortale. Questa volta l'esilio è vero, non ci sono dubbi: la paura, l'incertezza del futuro, lo spaesamento segnano pesantemente il volto dell'ex-semidio. Ha fame, sete, sonno (dorme per la prima volta in vita sua e l'esperienza lo sconcerta), si sente sperduto. Qui il pensiero etico di Roddenberry si palesa più che mai, ci ricorda bruscamente che il mito del superuomo è, appunto, solo un mito, che anche Q, sotto tutte le sue peculiari possibilità è solo un essere umano, anche se all'ennesima potenza.
Q non ha mai conosciuto limitazioni, ora si trova continuamente limitato in tutto: nell'uso della forza, nello spostarsi, nella resistenza, solo la mente non ha perso le sue conoscenze [il messaggio non potrebbe essere più chiaro: la vera superiorità nell'uomo non è dato da capacità sopranaturali, ma dall'intelligenza e sopratutto, come si vedrà nel resto dell'episodio, dalle qualità morali], egli deve affrontare le difficoltà quotidiane di un qualsiasi essere umano, senza poterle eliminare con uno schiocco di dita. È circondato dall'animosità dell'equipaggio. Fra tanto astio, però, c'è qualcuno che è attratto dalla possibilità di confrontarsi con un ex-immortale, qualcuno che crede nella sincerità del suo disorientamento: è Data, l'unico che sembra accorgersi del suo dramma umano, proprio lui che umano non è. Emblematico. Data, l'androide, l'inumano per antonomasia [chiaramente il termine "inumano" va preso alla lettera, cioè non-umano, non come sinonimo di bestialità o di crudeltà, termini che non si possono certamente applicare al personaggio di Data!], lo accompagna in questa via crucis con cortesia e riguardo, anteponendo la sua incolumità alla sua.
Questa volta, l'ex-onnipotente entità dimostrerà di essere ben più di un super-bambino capriccioso: infatti, decide d'immolarsi per il bene della comunità, in questo caso dell'Enterprise, minacciata dai Calamariani che, saputo della perdita di poteri di Q (come abbiano fatto a saperlo non è spiegato), vogliono impossessarsi di lui per vendicarsi di torti passati.
È ovvio che, secondo l'etica di Picard e della Federazione - che è, poi, anche quella di Roddenberry - nessuno si sognerebbe mai di consegnare, il pur esecrato, Q nelle mani dei suoi nemici: il "diritto d'asilo" non si tocca, magari, se i Calamariani avessero chiesto l'estradizione... chissà? Forse il personaggio di Q avrebbe avuto una brusca svolta: da persecutore si sarebbe potuto trasformare in uno degli oppressi e seviziati che, Picard e compagni, spesso si prodigano per aiutare. è un peccato che l'episodio non sia un testo multimediale, perchÉ, a questo punto, non guasterebbe un hyperlink che ci porti allo sviluppo di un storia parallela. Ma la Storia non si cambia, anche quando è una Storia virtuale televisiva, è per questo che i fans - di ogni saga televisiva, cinematografica, ecc. - danno vita a ricchi filoni paralleli che si sviluppano in racconti, libri e novelle.
Il suo eroico sacrificio - e forse inutile: chissà se i Calamariani non avrebbero deciso di punire anche l'Enterprise per aver tentato di difendere Q - è impedito dall'intervento di un altro Q, che annuncia il suo reinserimento nel Continuum. Questo momento è di fondamentale importanza, perchÉ dimostra che anche i Q hanno una gerarchia istituzionale e, soprattutto, dei valori che intendono rispettare: il Continuum ha riconosciuto, infatti, come meritevole l'operato di Q, sono rimasti spiazzati da questo suo insospettato altruismo e - al pari del nostro eroe nel primo incontro con l'Enterprise - sospendono il giudizio e lo riammettono tra di loro (ma, in "libertà vigilata", come si capirà nell'episodio Una vera Q).
Q non è, come credono tutti, insensibile ed irriconoscente, infatti, prima di ritornare al suo vagabondare per l'Universo, si sdebita con Data donandogli, per una volta, la capacità tutta umana di farsi una bella risata. Inoltre, risolve i problemi della nave, rimettendo in orbita una luna che, uscita dalla sua traiettoria spaziale, minacciava gli esseri viventi del pianeta intorno a cui orbitava [si tratta della storia parallela, sempre presente nei telefilm di Star Trek, che era la causa della presenza dell'astronave in quel punto del Quadrante], dimostrando di aver apprezzato il tentativo di salvataggio da parte dei viaggiatori spaziali che, pur avendolo trattato inizialmente con aperta ostilità, alla fine hanno lottato per lui.
Q, comunque, pare che continui a sentirsi debitore verso Picard che, nonostante non l'abbia propriamente in simpatia, ha cercato di salvaguardarlo dalla vendetta dei Calamariani, quindi fa ritorno sull'Enterprise [Q-pido - TNG IV stagione] per sdebitarsi con un qualche tipo di dono.
Il frangente non sembra il più adatto ad un'intrusione del molesto Q, il capitano deve fare una conferenza in apertura di un simposio archeologico e, cosa molto imbarazzante per lui, fra gli altri archeologi convenuti c'è anche Vash [Le vacanze del capitano - TNG III stagione] , archeologa dal passato non proprio immacolato ed ex fiamma di Picard. L'imbarazzo del capitano nei confronti della bella Vash e la sua difficoltà nel gestire la loro relazione non sfugge a Q, che decide di intervenire per rimetterli l'uno nelle braccia dell'altro. Trattandosi di Q il metodo scelto non può che essere eccezionale: porta Picard e compagni nella fantastica realtà di Robin Hood!
Questo è uno di quegli episodi realizzati per "alleggerire" l'atmosfera della serie; solitamente sono inseriti dopo alcuni episodi di forte tensione emotiva o concettuale e non hanno altro scopo se non quello di divertire spensieratamente. Il movimentato episodio è anche un omaggio ai film di cappa e spada: Picard si trova ad indossare i panni di Robin Hood, Vash quelli di un'improbabile lady Marian e Q si cala nel ruolo dello Sceriffo di Nottingham.
Le intenzioni di Q sono oneste: pensa di fare un favore a Picard donandogli l'occasione di riconquistare la sua donna salvandola dalla morte, peccato che non conosca l'indole intraprendente e spregiudicata di Vash...
L'episodio termina con l'inaspettata partenza di Vash con Q! I due decidono, infatti, di esplorare insieme l'Universo. È un finale inatteso, classico "colpo di scena", per rubare un'espressione teatrale, ma carico d'interrogativi: dove andranno i due? Cosa faranno? Riuscirà Vash a sopportare Q e viceversa?
Queste domande sono anche una delle opzioni di ritorno di cui si è parlato in precedenza, una porta che è lasciata socchiusa per permettere un eventuale ritorno a sorpresa e Q e Vash questa porta la usano, ma per entrare dove meno li si aspetta, infatti, la coppia riapparirà su DS9.
Nel frattempo, le incursioni di Q in TNG continuano.
L'episodio Una vera Q, descrive l'arrivo sull'Enterprise di Amanda Rogers, figlia di due Q puniti dal Continuum con la morte per la loro defezione.
La ragazza è stata cresciuta da genitori umani ed è del tutto ignara della sua vera natura, quando i suoi poteri iniziano a manifestarsi compare il nostro Q, che vuole portarla all'interno del Continuum, dove potrà sviluppare le sue capacità. Amanda però si oppone: preferirebbe restare sull'Enterprise e rinunciare all'onnipotenza. Così, sostenuta da tutto l'equipaggio della nave, respinge Q, convinta di essere in grado di controllare i suoi poteri, ma, quando un grave pericolo minaccia la nave, Amanda li usa istintivamente e si vede costretta ad ammettere di non essere in grado di comportarsi come un essere umano. A causa di questo, decide di andare con Q nel Continuum.
Questo episodio è un rito iniziatico. Amanda è la tipica adolescente che non vuole crescere, restia ad abbandonare il sicuro nido dell'infanzia per entrare nel mondo degli adulti (nel suo caso il Continuum). Qui Q, che appare il suo persecutore, il Diavolo che tenta Cristo, è in realtà il simbolo del dovere, la mano tesa per aiutarla a superare il più traumatico dei passaggi che costellano il cammino degli esseri umani: quello dall'adolescenza alla vita adulta.
Parallelamente si sviluppa il dramma di Q che, da poco riammesso nella sua società, se fallirà la sua missione, rischia di nuovo d'incappare nell'ira dei misteriosi capi del Continuum. Se in Déjà Q l'inviato del Continuum è una presenza amica, dalla rassicurante forma umana, qui la minaccia di questi misteriosi esseri che lo governano è significata da inquietanti ed improvvisi dismorfismi delle paratie della nave, che interpellano con voce cavernosa un Q intimorito ed incerto.
In Una seconda opportunità (TNG, VI stagione), Picard è trasportato ferito nell'infermeria dell'Enterprise, il suo cuore artificiale è stato colpito in un attentato terroristico, tutto lascia intendere la sua morte. Effettivamente il capitano si risveglia all'altro mondo e Dio gli va incontro, è Q: si può immaginare quanto poco sia contento Picard di dover trascorrere l'Eternità con colui che reputa la sua spina nel fianco!
Questo episodio è molto affascinante. Non è chiaro se l'esperienza extracorporea del capitano sia reale, che la sua morte, cioè, sia un fatto vero, o se Picard sia in uno stato allucinatorio - come le inquadrature, alle volte, suggerirebbero - provocato dall'approssimarsi della morte.
Morte o deliquio, la realtà è, in sostanza, poco importante, il fatto significativo è che colui che Picard incontra in questa traumatica esperienza sia Q. Ciò significa che egli è, in fondo, una presenza significativa per il capitano, qualcuno di profondamente legato a lui, forse una parte del suo stesso essere.
Q concede a Picard di scegliere il suo destino: potrà rivivere l'episodio d'intemperanza giovanile che l'ha portato a dover vivere con un cuore artificiale e cambiare il proprio comportamento d'allora, evitando così di morire per la ferita che l'ha condotto lì. Il capitano accetta questa nuova opportunità, però, l'essere assennato da giovane gli eviterà, sì, di vivere con un cuore artificiale, ma lo condannerà ad una vita insulsa e mediocre. Picard comprende che quella non è vita per lui, e chiede a Q di ridargli il suo cuore artificiale, preferendo la morte alla mediocrità.
Il capitano, alla fine, non morirà, si risveglierà nell'infermeria dell'Enterprise, ma gli resterà il dubbio di aver vissuto veramente tutto l'episodio.
Il ruolo di Q in tutto ciò è capitale, infatti, ha mostrato a Picard - ed agli spettatori - che gli esseri umani sono frutto delle proprie scelte, che prima di rimpiangere ciò sarebbe potuto essere, sarebbe meglio cercare di capire a fondo se quello che siamo, quello che abbiamo raggiunto di buono nella vita, non sia anche frutto di quelle che ci sembrano scelte sbagliate nel nostro passato. In sostanza, la lezione è: guardiamo al futuro, non rimpiangiamo il passato .
Siamo arrivati a quel rompicapo che è Ieri, Oggi, Domani..., l'episodio conclusivo di Star Trek: The Next Generation.
Il Q-test di Fairpoint non è mai finito: a distanza di sette anni l'umanità è ancora sotto processo e, in questo caso, rischia d'auto distruggersi.
Picard si trova a vagare fra tre spazi temporali diversi e, se vuole impedire l'auto distruzione dell'umanità, deve ampliare la sua mente, uscire dai limiti angusti del pensiero umano, avere il coraggio di superare non dei limiti fisici, ma dei limiti più insidiosi: deve riuscire ad ampliare la sua mente...
L'inghippo non è opera di Q, ma, addirittura del Continuum, però il Nostro parteggia per l'umanità e, con grande abilità, guida Picard a penetrare il difficile enigma del paradosso temporale che sta portando l'umanità non "semplicemente" alla distruzione, ma perfino alla "non-esistenza". Infatti, le trame del Continuum, stanno conducendolo, attraverso i salti temporali, a scelte che lo porteranno a creare un'anomalia che impedirà lo sviluppo del genere umano dal brodo primordiale.
Picard, con l'aiuto di Q, supererà le trappole del Continuum ed uscirà fortificato dall'esperienza, più conscio dell'affetto, del rispetto e della fiducia di quanti gli stanno attorno e così, per la prima volta, sceglierà di sedersi al tavolo da poker con i suoi ufficiali per una partita. Tutto grazie a Q.
Ed eccoci giunti a Deep Space Nine.
In Per amore di Q, compare Q e ritorna Vash alla ribalta del mondo Trek. La porta lasciata socchiusa dagli autori in Q-pido s'è aperta per lasciarli rientrare.
In questo episodio Dax trova Vash nel Quadrante Gamma; la porta con sÉ su DS9, assieme ad una serie di manufatti che l'archeologa ha "trovato" nel nuovo quadrante. Naturalmente, anche se gli abitanti di DS9 non ne hanno idea, Vash non è sola, con lei c'è anche Q. Quando Sisko e gli altri scoprono l'inopportuna presenza del famigerato Q, non ne sono propriamente felici e subito gli addossano la colpa dei misteriosi guasti che stanno facendo collassare i sistemi della stazione spaziale, facendola muovere verso il tunnel spaziale, in cui potrebbe disintegrarsi.
Però Q, questa volta, è del tutto innocente: lui è lì solo per cercare di convincere Vash a ritornare con lui. Lei è importante per Q, lui è sempre stato solo nel suo vagabondare per l'Universo, ora ha scoperto cosa significhi avere un rapporto con un essere umano, essere in costante compagnia di qualcuno che non abbia i suoi stessi poteri e che veda le meraviglie dell'Universo con occhi nuovi, pronto ad assaporare la vita con entusiasmo.
Q viene da un mondo di noia, è affascinato dall'entusiasmo per la vita che solo un essere mortale può avere, ma non sa trattare con un essere umano, non sa cos'è l'amicizia, l'amore, l'affettuosa complicità di due persone che vivono insieme.
Potrebbe convincere Vash a restare con lui usando i suoi poteri, ma sceglie di non farlo, perchÉ capisce che in questo modo perderebbe anche quel poco che ha imparato su i rapporti umani, che tanto l'affascinano. Per questo lascia libera l'archeologa di fare le sue scelte di vita e se ne va senza di lei.
Ancora una volta è sottolineato dall'autore che l'altruismo e non l'egoismo, è la strada da percorrere nella vitae che il libero arbitrio non può essere cancellato con uno schiocco di dita.
Q non comparirà più in questa serie: la sopravvenuta morte di Gene Roddenberry, il 24 ottobre 1991, e la sua sostituzione da parte di Rik Berman, hanno portato DS9 su un cammino ideologico ed etico totalmente divaricato rispetto a quello impostato da Roddenberry nelle precedenti serie.
La presenza di un essere soprannaturale ed onnipotente, che tutto può cambiare con un semplice gesto della mano, non poteva giovare all'economia di una narrazione che si faceva parafrasi e monito delle guerre d'intolleranza religiosa che funestavano - e, purtroppo, funestano ancora - la realtà contemporanea.
Q ricompare in un altro quadrante, il Delta, in un'altra realtà: quella della VOYager.
Con la morte di Roddenberry, s'è chiusa definitivamente un'epoca. Un epoca iniziata dalla speranza dei giovani che combattevano in Viet Nam, ma continuavano a guardare con fede ad un futuro che sognavano migliore. Proseguita fra scoppi di violenza, sit-in, raduni musicali, marce per la pace; sbocciata fra yuppies, duro lavoro e conquiste di libertà che per gli individui odierni sono acquisite a priori. Un'epoca dove, nonostante tutto ciò, regnava un ottimismo di fondo che negli anni novanta del secolo scorso è andato pian piano attenuandosi.
Il Q che ricompare in Voyager, quindi, è un Q sottilmente diverso da quello pensato da Roddenberry, così com'è diverso il Continuum che abita e che ora, finalmente, ci è palesato.
Il primo Q che l'equipaggio della Voyager incontra [Diritto di morte - VOY II stagione], non è il Q di cui si è parlato finora, ma un'altra entità del Continuum.
È un essere demotivato, stanco della sua eterna vita: ha fatto troppe cose, ha visto troppe cose, vuole porre fine a tutto ciò. Chiede "asilo politico" all'equipaggio della Voyager per poter diventare umano tra gli umani e, con l'umanità, acquisire anche il diritto di morire, perchÉ la morte è l'unica cosa che non ha mai conosciuto, l'ultima, definitiva, meta che gli resta da raggiungere.
Qui entra in gioco il Q che conosciamo.
Ovviamente, il suo ruolo è quello di riportare il collega in seno alla loro comunità e di smentire la descrizione negativa che egli fa del Continuum, ma non sarà facile per lui convincere Janeway ad allontanare l'altro Q dalla Voyager.
Il capitano non crede nel suicidio, anzi, già prima della comparsa di Q, ha tentato di dissuadere l'aspirante suicida dal suo proposito, però crede nel diritto di ognuno di scegliere dove e come vivere ed anche, perchÉ no, di morire, ma di morte naturale, non auto procurata.
I due Q argomentano, sostenendo ciascuno le proprie tesi ed il capitano Janeway, involontario giudice del conteso, si trova perfino trasportata nel Q-Continuum.
Il luogo è effettivamente deprimente, si può descriverlo bene prendendo a prestito la descrizione che Harper Lee dà della cittadina di Maycomb:
«(...) era una vecchia città e quando la conobbi io era una città vecchia e stanca. La gente si muoveva lentamente. (...) La giornata era, sì, di ventiquattr'ore, ma pareva più lunga. La fretta era ignorata perché non c'era dove andare (...) e nulla da vedere fuori dei confini della contea (...)» [Harper Lee: Il buio oltre la siepe, Feltrinelli Editore, Milano 1963]. Non può sfuggire quanto nell'allestimento del set del Continuum e nelle inquadrature ci sia di citazione dell'omonimo film tratto da questo romanzo (R. Mulligan, 1962)].
Che squallida vita quella dei Q! Hanno tutto, possono fare tutto e, proprio per questo, la loro vita non ha più senso.
Un'atmosfera da Grande Depressione avvolge cose e persone, sottolineata dai costumi anni '30 e dall'architettura delle costruzioni. Il tempo fluisce lento, monotono, sempre uguale ed il male che intossica i Q traspare dagli sguardi indifferenti e distratti che rivolgono ai nuovi arrivati: è noia.
Una noia totale, soffocante, senza fine e senza speranza.
Ne conviene Janeway, ne deve convenire davanti all'evidenza, sebbene riluttante e restio ad ammetterlo, lo stesso Q e così Quinn (è il nome he si è dato l'altro Q), conquista il diritto di diventare umano, di vivere da umano, anche perché è stato convinto a dimettere l'idea del suicidio.
Ma è proprio così? Naturalmente no, questo episodio non ha più il retroterra ottimistico del Grande Uccello della Galassia (Roddenberry), Quinn, ora che ne ha la possibilità "fisica", si suicida e Q, tutto sommato, pur non approvandolo ne comprende le ragioni e lo aiuta procurandogli, all'insaputa di Janeway, il veleno per suicidarsi.
Cosa ha voluto dire l'autore? Forse che l'eutanasia è una pratica auspicabile, da liberalizzare?
No, questo sconvolgerebbe totalmente gli ideali di Star Trek, conservati anche dopo la morte di Roddenberry; infatti, gli eroi "positivi" dell'episodio, Janeway ed i suoi ufficiali, osteggiano chiaramente il proposito di Quinn, fanno di tutto per dissuaderlo, ma, contemporaneamente, comprendono il suo desiderio di poter scegliere come vivere. È questo il tema trattato: la libertà di scelta.
Ma, la libertà è un bene prezioso quanto pericoloso in una società fortemente gerarchizzata e tradizionalista, come si è rivelato essere il Q-Continuum. Difatti, la seconda apparizione di Q sulla Voyager [Questione di Q-ore - VOY III stagione] è la diretta conseguenza del suicidio di Quinn: nel Continuum è scoppiata una tremenda guerra civile, molti Q non s'accontentano più di vivere come sempre (è il caso di dirlo) hanno fatto.
Questo episodio è un inno alla vita, un incoraggiamento a seguire l'esortazione biblica: «Crescete e moltiplicatevi» [Genesi, 1:28], il memento che la speranza di un futuro migliore è riposta nei giovani.
Infatti, la soluzione pensata da Q per risolvere la questione è quantomeno originale e sconcertante: ci vuole un nuovo Q, un bambino che rinnovi il sangue del Continuum e dia inizio ad una nuova generazione di Q, ma questo bambino lui ha deciso di concepirlo con Janeway!
Inutile dire che il capitano non è dell'idea, ma, da buon'amica, ritorna nel Continuum con Q e l'aiuta a porre termine alla guerra fratricida [non a caso nel telefilm si sono ambientate le battaglie del Continuum nella Guerra di Secessione americana].
Gli dà anche un ottimo consiglio: il figlio è meglio che lo faccia con un'altra Q.
Siccome Q questo prezioso consiglio lo segue, eccoci arrivati all'ultimo episodio di Star Trek dove compare Q.
Q2 è un altro di quegli episodi pensati per "alleggerire" il tono della serie.
Frizzante e divertente, racconta le tribolazioni e le responsabilità dell'inesperto papà Q per allevare il figlio, Q2. Responsabilità così pesanti che Q, non smentendo il suo allegro egoismo fino all'ultimo, ha deciso di "scaricarle" su Janeway: sarà "zia Kathy" ad insegnare al piccolo come essere responsabili!
Questo telefilm è un bonario ammonimento ai genitori di non essere troppo permissivi e di non prendere alla leggera il compito di educatori; l'autore s'è divertito a sbizzarrirsi in situazioni paradossali ed esilaranti che hanno un sottotesto polemico nei confronti della pedagogia di Spock [ovviamente, non il mr. Spock della CLS, ma Benjamin Spock, uno dei grandi della pediatria moderna. Il suo manuale Il bambino come si cura e come si alleva, pubblicato per la prima volta nel 1946, spazzò via per sempre le rigidità della pediatria tradizionale ed insegnò ai genitori a rispettare il bambino come individuo e ad educare i propri figli senza reprimerli. Negli anni della contestazione giovanile, mentre il libro vendeva 50 milioni di copie ed era tradotto in trenta lingue, il pediatra fu accusato di essere il padre della permissività e il responsabile della generazione hippy "griffati Spock"].
Ultima cosa: ad interpretare la parte di Q2 è stato chiamato il vero figlio dell'attore che interpreta Q, John de Lancie, espediente non nuovo nel mondo del cinema e della televisione, ma sempre divertente e blandamente ironico.
Tirando le fila di questo excursus su Q, se ne può dedurre che è certamente uno dei personaggi più intriganti delle serie di Star Trek [va ricordato che, nel mondo Trek, si ritiene che il primo Q entrato in contatto con la Federazione sia stato Trelane, un essere soprannaturale e capriccioso, incontrato dal capitano Kirk e compagni (Il Cavaliere di Gothos - CLS, I stagione)].
La sua caratterizzazione è molto ambigua [infatti, solitamente, o lo si ama o lo si odia; difficilmente si trovano spettatori che siano indifferenti nei suoi confronti], lo si potrebbe definire metà giudice e metà protettore, un sadico benevolo, un nume che indulge alle debolezze umane [di fatto Q ha parecchie affinità con le estrose divinità della mitologia greca e romana], si potrebbe continuare all'infinito!
La dicotomia presente nel personaggio è quella che lo rende emozionalmente impossibile ad ignorarsi, perché, nel bene o nel male, ciascuno può vedere in Q un riflesso di se stesso.
Con Q l'identificazione secondaria si raggiunge in toto: è il superuomo che s'annida nelle più riposte fantasie dell'immaginario collettivo, è la figura vicaria di chi e come, ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, sogna di essere o, al contrario, teme di essere.
In conclusione, chi è Q?
Parafrasando Flaubert, possiamo rispondere: «Q c'est moi!»
Sovrintendente
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